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Parliamo di me di nome e di fatto Utente: lucavirgili
Nome: Luca Virgili
Sono un agente immobiliare di giorno e, di notte, per hobby, un autore di teatro e televisione, spesso anche regista di entrambe le forme di spettacolo. Da poco ho iniziato anche a presentare spettacoli dal vivo e a condurre trasmissioni per una piccola rete privata.


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Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons. Affresco Luca Virgili Luca Virgili

postato da lucavirgili alle ore 09:48
martedì, 03 marzo 2009

Atterrammo e telefonammo alle nostre famiglie per avvertirle del nostro rientro.
Poi prendemmo l'autobus che ci avrebbe portato al posteggio e, ritrovata la mia auto, vi caricammo i bagagli e ci indirizzammo verso casa.

Non avevamo tanta voglia di parlare.
I rientri sono sempre così.
Ci fermammo solo ad un autogrill per mangiare un boccone e, soprattutto, prendere un caffè: eravamo stanchi.

Al nostro arrivo a Siena, ci salutammo e lui tornò velocemente verso casa sua.
A casa mia, invece, vi era il mio nipote, piccolo, all'epoca tre anni, che mi aspettava e che si protendeva dalla terrazza di casa ,sbracciandosi in saluti calorosissimi.

Ebbi lì la sensazione di un ritorno completamente diverso dai ritorni dei viaggi precedenti: a qualcuno ero mancato per davvero, al mio piccolo nipote nella sua innocenza di bimbo. Questo fatto mi rilasciò un senso di felicità e di rilassatezza.
Feci velocemente una doccia e poi lo presi in braccio e gli feci prima vedere il quadro che gli avevo preso e poi tirai fuori una collana con un dente di leone che volle subito mettersi intorno al collo. Guardammo un pò delle immagini che avevo girato e, poi mi strinse a sè e mi baciò.

Ecco già che la mia Africa era rimasta un ricordo, un gran bel ricordo.

In fondo casa è sempre casa


 
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postato da lucavirgili alle ore 09:45
lunedì, 02 marzo 2009

Durante il tragitto che ci avrebbe riportato in albergo, domandai al tassista di dove fosse e mi rispose che era pakistano. Mi risultò logico che, in ogni parte del mondo avanzato, vi fosse in atto il processo di globalizzazione, per cui le popolazioni dei paesi dove ancora ci sono poche speranze di lavoro,  vi si trasferiscono. Ci disse che lui era felicissimo di vivere a Dubai, dove, evidentemente, riusciva a farsi uno stipendio più che accettabile. Del resto anche gli Italiani, con le loro imprese, erano molto presenti: si notava dalla costante presenza di ristoranti, pizzerie e caffè dall'insegna italiana.  Immaginai che, certamente, vi fossero anche le imprese edili in azione, visto che quel comparto era in forte sviluppo.
In quel momento si stava terminando la realizzazione del quartiere a forma di palma: una serie di isole, realizzate artificialmente, sulle quali venivano realizzate palazzine di lusso.
Gli acquirenti, avevamo notato in una pubblicazione della compagnia aerea, sulla quale avevamo volato, venivano ricercati ovviamente nel mondo occidentale.

Rientrammo quindi in albergo.
Ce ne andammo in camera e dormimmo poche ore, dopodichè, fatta una doccia momentaneamente risolutiva, ricominciammo le procedure per la ripartenza.

Giungemmo all'aeroporto e facemmo subito il check in. Poi attendemmo il nostro imbarco al duty free, dove vi erano merci di ogni genere, con un'attenzione particolare rivolta alla gioielleria.

Quando si torna a casa, ogni minuto in più trascorso in attesa sembra un'eternità ed anche quell'ora di attesa ci parve scorrere troppo lentamente.

Ci imbarcammo e, fatto il solito pasto, ci addormentammo pesantemente.
Ormai Roma ci aspettava.

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postato da lucavirgili alle ore 16:13
venerdì, 27 febbraio 2009

Desideravamo vedere l'albergo a forma di vela, l'immagine più conosciuta di Dubai. Il tassista non ebbe dubbi nel portarci subito a vedere quella fantastica, avveniristica e straordinaria costruzione. Mi mangiai le mani di non aver portato la telecamera che avevo chiuso in valigia.
Continuammo ad andare sul lungo mare, dove, nelle spiagge si addensavano moltissime persone. Scendemmo di macchina per guardare, vi erano tende, barbecue, giovani che correvano come se la notte fosse il momento migliore della giornata. M'immaginai che fosse così se di giorno c'erano cinquanta gradi la spiaggia doveva essere infrequentabile.
Poi vedemmo dei locali notturni che erano posti in delle costruzioni che richiamavano i fortilizi arabi: mi parvero molto kitch e non ne rimasi attratto.

Invece quando arrivammo alla marina, una volta oltrepassata la sbarra, rimasi fortemente impressionato dalle barche incredibili che vi erano ormeggiate. Su di un lato un bar era aperto con dei tavoli all'aperto. Alcuni arabi, vestiti tradizionalmente, fumavano dai narghilè e le donne occidentali, al loro fianco, davano dimostrazione della loro bellezza.
Ad un certo punto arrivò una limousine dalla quale scesero due uomini e quattro donne bellissime e s'indirizzarono verso il locale. Il mio compagno ed io ci guardammo mestamente e chiedemmo al tassista di rientrare. Ci era parso di non essere nemmeno vicini a quella realtà.  
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postato da lucavirgili alle ore 10:59
giovedì, 26 febbraio 2009

Giungemmo a Dubai di notte.

All'uscita dell'areoporto fummo colti dalla solita botta di calore umido alla quale non eravamo abituati.
Prendemmo il solito mezzo offertoci dalla compagnia aerea per raggiungere l'albergo ove avremmo trascorso la notte.
Arrivati preparammo i documenti e poi andammo a mangiare un boccone nella sala ristorante.
Decidemmo quindi di fare una visita della città. Chiedemmo ad un tassista cosa ci sarebbe costato e la cifra risultò molto bassa così, salimmo e cominciammo il tour.

Appena inoltrati nel tessuto urbano, cominciammo a vedere imponenti lavori a decine di grattacieli. Di notte le gru lavoravano ancorate ed illuminate a giorno nei piani alti di questi modernissimi edifici.

Tutto ciò era in completo contrasto con quanto avevamo vissuto fino a poche ore prima. Davanti ai nostri occhi si presentava la ricchezza più sfacciata.
Mi tornavano in mente le popolazioni povere della savana africana, coperte di pochi indumenti con le loro capanne di fango e sterco. Come era possibile così tanta differenza tra le condizioni dei popoli?
Nello stesso momento mi tornavano in mente i concerti degli anni ottanta delle pop stars in favore degli aiuti al terzo mondo, le frasi del Papa, le immagini televisive delle carestie alle quali non prestiamo più tanta attenzione perchè il tubo catodico ce le fa apparire quasi normali.
Sembrerà retorica la mia, ma è assolutamente conseguenziale.
 
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postato da lucavirgili alle ore 10:39
mercoledì, 25 febbraio 2009

Al mattino ci dedicammo a preparare i bagagli per la partenza definitiva. Poi facemmo il giro che ci eravamo preposti per l'acquisto dei quadri che avremmo portato con noi. Con noi venne anche l'ambasciatore che ci fece da consigliere e da guida.

Il mio compagno comprò una tela grande dove erano rappresentati due masai stilizzati. Un immagine molto viva e molto bella.
Io pensai a mio nipote piccolo e presi un naif con tanti riquadri dove erano rappresentati degli animali della savana: lo trovai adatto e a tutt'oggi è attaccato in camera sua.

Poi facemmo un giro fra gli ebanisti. Vi erano sculture lignee di ogni genere in vendita, ma, soprattutto, vi erano gli scultori in azione in piena vista. Rimasi colpito dalla velocità di esecuzione e dalla maestria assoluta. L'ambasciatore, evidentemente conosciuto, mentre guardavamo gli artisti all'opera, venne fatto sedere su di una sedia, stile trono, al grido di "baroussi", che in suahili significa capo.

Poi andammo al mercato del pesce, dove acquistammo un'enorme aragosta che portammo nella residenza.

La moglie dell'ambasciatore la fece cucinare immediatamente: era una forma di saluto che gradimmo moltissimo.

Dopodichè caricammo i bagagli in macchina e partimmo alla volta dell'aeroporto dove ci saremmo imbarcati per la tappa a Dubai.
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