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Parliamo di me di nome e di fatto Blogger: lucavirgili
Nome: Luca Virgili
Sono un agente immobiliare di giorno e, di notte, per hobby, un autore di teatro e televisione, spesso anche regista di entrambe le forme di spettacolo. Da poco ho iniziato anche a presentare spettacoli dal vivo e a condurre trasmissioni per una piccola rete privata.


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Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons. Affresco Luca Virgili Luca Virgili

postato da lucavirgili alle ore 11:32
giovedì, 15 maggio 2008

Mentre prendevamo il sole, giunsero gli zii del mio compagno di viaggio, accompagnati da Tumbo, fidato autista di famiglia.
L'incontro fu come se non ci si fosse visti da un mese, invece erano trascorsi solo una decina di giorni, così gli zii si produssero in abbracci e baci al nipote.
La zia poi volle vedere se eravamo sciupati, come ci eravamo sistemati. La preoccupazione era esagerata visto che ci piaceva il nostro accampamento, essendo dei maschiacci che si adattano a tutto.
Dopo un bagno liberatorio che facemmo tutti insieme, ci spostammo a pranzo dove raccontammo il nostro viaggio nei parchi ed esaltammo la bellezza dell'isola ed, in particolare di Kiwengwa.
A pranzo ci raggiunsero anche gli Italiani che vivevano sul posto anche perchè l'arrivo dell'ambasciatore era atteso. Non avevano da chiedere niente, era solo un fatto di raccordo fra l'Amministrazione e i cittadini, senza esasperazioni di forma.
Lo trovai positivo.
Dopo pranzo parlai di Contrada e di Palio con l'ambasciatore, che, da appassionato Contradaiolo quale è, voleva sapere i pareri relativi alla carriera di luglio e quale politica paliesca avrebbe preso la nostra Contrada nell'immediato futuro. Poi parlammo delle pubblicazioni contradaiole che gli mancavano e gli promisi che, al nostro ritorno a Siena gli avrei preparato i libri mancanti.
Una piacevole sorpresa fu quando alla sera ci portarono del vino che noi non toccavamo da alcuni giorni: ne avevano portata una scorta che ci avrebbero lasciato anche per i giorni successivi, a patto di suddividerla anche con gli altri Italiani.
Trovai il gesto eccezionale: eravamo in Africa ma la cordialità italiana era eccezionale.
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postato da lucavirgili alle ore 10:50
mercoledì, 16 aprile 2008

Al mattino successivo mi svegliai presto, ad un orario in cui i villaggi turistici ancora non producevano il  loro tipico rumore.
A quell'ora Kiwengwa era ancora vissuta dai suoi reali abitanti, indaffarati nelle loro attività quotidiane.
I bambini più grandi, in divisa, che se ne andavano a scuola. Quelli più piccoli, maschi e femmine, ben curati ma vestiti poveramente che scorrazzavano felici per la spiaggia, circondati dai cani, liberi, che, evidentemente riconoscevano in loro i migliori compagni di gioco.
Le donne, con le gonne tirate e fissate sopra alle ginocchia, erano piegate nell'acqua ancor bassa, alla ricerca di piccoli crostacei.
Gli uomini si vedevano invece in lontananza, a bordo di barchette a vela microscopiche, dediti alla pesca.
Ogni tanto qualcuno approdava con pesci splendidi che avrebbero rappresentato il cibo giornaliero.
I movimenti erano minimi tanto che l'immagine che si presentava ai miei occhi, appariva quasi un quadro dalla bellezza fulminante.
Ebbi modo di pensare che cosa potesse essere stato quel luogo prima dell'avvento degli operatori turistici. Di certo era il posto più vicino al mio ideale di paradiso terrestre.
Si svegliò anche il mio compagno di viaggio e consumammo una colazione veloce al ristorantino tuttofare davanti a casa.
Quel giorno sarebbero arrivati anche i suoi zii, l'ambasciatore e la moglie. Quindi iniziammo a prepararci per accoglierli.
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postato da lucavirgili alle ore 17:22
mercoledì, 05 marzo 2008

La sera cenammo al ristorante davanti a casa e subito dopo decidemmo di andare alla discoteca che era in una palafitta sul mare ad un chilometro di distanza.
Di notte c'era la bassa marea che permetteva di avere la spiaggia  facilmente passeggiabile, illuminata esclusivamente dalla luce lunare.
Ci incamminammo chiacchierando piacevolmente: quella era la prima volta che ritrovavamo una serata estiva simile a quelle di ogni altra parte del mondo.
Eravamo eccitati.
A metà strada ci fermammo qualche secondo per capire quanto mancasse ad arrivare alla meta e ci rendemmo conto che la palafitta era ancora distante. Era anche molto presto, nonostante il buio assoluto che ci circondava e, quando giungemmo, ci rendemmo conto di essere giunti là ad un orario antidiluviano.
Entrammo dentro al locale e ci dissero che la serata sarebbe iniziata non prima delle dieci e trenta. Guardammo l'orologio e vedemmo che erano dieci alle dieci. Chiedemmo se fosse possibile bere qualcosa in attesa e ci fecero accomodare. Tutti erano italiani e la cosa ci fece sentire un pò come a casa.
Prendemmo un paio di whisky a testa e li sorseggiammo continuando a chiacchierare. Il banco era disposto sulla destra entrando. Sopra alle nostre teste vi era un padiglione in legno che faceva da copertura. Poi, continuando, vi era il palco del Dj ed, infine la pista che era tutto lo spazio a forma di ferro di cavallo con i tavoli e le sedie lungo i bordi.
Era strano vedere un locale vuoto.
Vi erano i dipendenti che si agitavano nel preparare le cose che sarebbero servite loro nel corso della serata. Chiesi di pagare e siccome avevo una banconota da cento dollari mi fu risposto che non avevano ancora da farmi il resto. Avrei dovuto attendere l'arrivo del gestore.
Arrivò alle dieci e trenta esatte, per l'orario d'inizio della serata e ebbi a capire subito che i prezzi erano doppi: se avessimo pagato in dollari o in euro avrebbero arrotondato la cifra in eccesso: era maggiormente conveniente pagare in moneta locale.
Trovai la cosa ingiusta visto che era praticata da italiani. Ne capivo la loro convenienza ma non la volevo accettare così abbozzai una mezza discussione col gestore. Naturalmente ci rimanemmo immediatamente antipatici l'un l'altro.
Iniziarono a giungere gli avventori del locale che si popolò in fretta e, di conseguenza partì la musica. Il Dj ci riportò con la mente all'Italia e alla classifica che avevano lasciato una decina di giorni prima.
Ci sembrava che fosse passato un secolo dalla partenza.
Poi cominciai a studiare le persone: erano per lo più coppie, fidanzati o sposati, molto giovani e molto abbronzati. Le donne, come sempre quando vanno nei luoghi esotici, avevano le treccette. Gli uomini tutti molto modaioli, molto abbronzati, molto tronisti, con camicie sbottonate sul petto e jeans o pantaloni bianchi. Il mio compagno ed io ballammo un pò, ci sedemmo, ci perdemmo per un pò. Qui mi chiesi da quanto tempo non andavo in discoteca: erano anni e mi resi conto che non ne avevo mai avvertito la mancanza. Non ero esattamente a mio agio: mi  ci muovevo goffamente dentro e non avevo eccitazioni particolari. Certo dipendeva dalle donne, visto che non ne vedevo alcuna adatta a me e, visto che, per lo più, quasi tutte erano accompagnate mi sentivo un pò in difficoltà. Mi sedetti e aspettai che il mio compagno si aggirasse a suo piacimento.
Dopo un pò tornò e mi raccontò che aveva studiato tutta la situazione, cercando di carpire se ci fosse qualche donna da conoscere. Era però deluso: non che non vi fossero belle ragazze, anzi, tuttaltro, ma non ne aveva vista una da sola. Era tornato con le pive nel sacco, insomma.
La riflessione era che se anche ce ne fosse stata qualcuna disponibile non era dato saperlo in quanto i gruppi che si erano formati nei villaggi non lasciavano spazio all'inserimento di alcun alieno.
Verso le una, in piena serata, decidemmo di tornare, vista anche la camminata che ci aspettava.
Nel viaggio di ritorno decidemmo di non tornare: ci sembrò tutto tempo sprecato!

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postato da lucavirgili alle ore 18:14
giovedì, 21 febbraio 2008

Al rientro alla base incontrammo due ragazze venete che vivevano nella casa accanto alla nostra. Al primo sguardo le giudicai molto giovani e quindi persi interesse nei loro confronti. Il mio compagno, più vicino alla loro età, le volle conoscere e non ebbe alcuna difficoltà nell'operazione, visto che le due erano molto simpatiche e alla mano.
Mentre facevo la doccia, si intrattennero in racconti variegati di viaggio. Lui mostrò loro le immagini digitali del nostro safari fotografico e loro gli raccontarono delle precedenti esperienze a Zanzibar, visto che erano delle abitueè del luogo.
Quando uscii dalla doccia le conobbi anche io e fu buffo il fatto che mi guardavano stranamente: forse mi avevano scambiato per un parente, naturalmente più vecchio, del mio compagno di viaggio. Non fu semplice far comprendere loro che eravamo amici e non parenti e, successivamente, peggio che mai, amanti. Infatti ci guardavano e ci parlavano con un certo sospetto, così ci prodigammo per essere più chiari possibile nei nostri atteggiamenti, senza dover per forza sfoggiare ostentatamente un atteggiamento etero, cosa che ci sembrava politicamente scorretta e antiestetica.
In breve tempo le nubi sulle nostre tendenze si diradarono e le invitammo a cena presso il ristorantino di fronte. Le ragazze declinarono l'invito per un loro impegno presso uno dei villaggi turistici laterali dove avrebbero cenato con dei loro amici e rinviarono la loro presenza al giorno successivo.
Così ci accingemmo a prepararsi per la cena.
Anche il mio compagno passò alle abluzioni dopo di che ci acingemmo ad andare a presentarsi ai vicini di casa dello zio ambasciatore che ci attendevano.
Ci avvicinammo con un pò di timidezza verso il cancello della villa prospiciente al mare dove venimmo accolti dai latrati dei cani che svolgevano la loro missione di fedeli guardiani di casa. La porta si aprì ed un giovane barbuto, dall'accento marcatamente romano, ci accolse e ci fece accomodare nel patio. Facemmo conoscenza e  dopo poco apparve, in accappatoio, la compagna , una donna bionda , più o meno della mia età.
Amichevolmente vollero stappare una bottiglia di vino per noi e cercarono di metterci a nostro agio. Il mio compagno tirò fuori tutta la sua educazione nobiliare e fece fronte ad ogni genere di argomento con la classe che lo contraddistingue. Personalmente rimasi ingessato per qualche momento.
Il giovane barbuto disse che non stava molto bene, che era un pò costipato e lì mi venne in mente che potevamo prendere la malaria. Glielo chiesi lasciando trasparire la preoccupazione e lui disse che aveva avuto più volte la febbre malarica alla quale era sempre sopravvissuto. Qualche volta aveva delle febbri da ricaduta, ma non era mai preoccupato. Continuai a pensare che comunque fosse un pericolo a cui dovevamo sempre prestare attenzione.
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postato da lucavirgili alle ore 16:10
mercoledì, 13 febbraio 2008

Dopo un un'oretta di riposo decidemmo di andare in esplorazione della spiaggia. Ci incamminammo a sinistra rispetto al nostro fronte e dopo tre ville addossate al mare incrociammo il primo villaggio turistico, quello dal quale sentivamo provenire la musica. Era di chiara gestione italiana. Nonostante non si fosse in alta stagione, il villaggio era ben affollato. Sul limite della radura adiacente alla riva vi erano i lettini ben organizzati. A breve distanza si notavano dei padiglioni che sospettavamo fossero spazi comuni per le varie attività dedicate alla ristorazione. Negli spazi liberi vi erano luoghi dedicati alle pratiche sportive: una rete da volley era ben visibile e giustamente frequentata. Curiosammo camminando chi potessero essere gli avventori e facemmo caso al fatto che, per lo più, erano coppie giovani, fidanzati o in viaggio di nozze, provenienti, sentendo i loro accenti, dalle più varie regioni italiane. Pensammo che fosse un caso legato alla gestione del villaggio.
Procedemmo in avanti e, all'improvviso, fummo braccati da un giovane nativo, con tanto di maglia azzurra della nazionale italiana di calcio, cappellino in tema e cartellina in mano. Da principio lo evitammo, ma vinti per stanchezza dall'esuberanza del tipo ci fermammo. Parlava perfettamente italiano, si presentò come Roberto, nome che si era scelto in onore a Roberto Baggio, come ebbe a spiegarci. Cercò di spiegarci che era un tour operator del luogo ed il significato di quell'affermazione, fino a quel momento, ci rimase oscuro. Mentre ci tratteneva con le più colorite e varie argomentazioni, venne a spiegare che lui ed altri sulla spiaggia organizzavano varie escursioni nell'isola privatamente. Ci informò sui prezzi e sulla natura degli itinerari. Alla fine riuscimmo a sbottonarci, ma mentre ce ne andavamo ci disse che ormai noi saremmo stati suoi clienti e di nessun altro. Sorridemmo in quanto ci sembrò pittoresco e ce ne andammo per la nostra strada. Durante il tragitto discutemmo fra noi sulla valenza del personaggio e volli avvertire il mio compagno che nelle volte che mi era capitato di nuovo nel mondo di incontrare questi "operatori turistici", prima di fidarsi era meglio cercare di raccogliere informazioni in merito al loro operato. In ogni caso l'incontro suscitò subito un sacco di risate e ci ridonò un pò di divertimento sano.
Continuammo la nostra passeggiata e ci imbattemmo in altri due villaggi turistici che avevano la stessa popolazione del primo: italiani in maggioranza schiacciante e cominciammo ad avere le idee sempre più chiare sulla meta che avevamo raggiunto. Era evidentemente uno dei luoghi più ambiti dal nostro turismo, magari non alla stregua del Mar Rosso, ma con una frequentazione molto elevata. Guardando il tramonto che iniziava, non riuscimmo a non dare ragione agli Italiani. Il posto era meraviglioso ed il panorama naturale era stupendo.
Decidemmo di tornare indietro e venimmo fermati da altri vari venditori di ricordi.
A guardia dei vari villaggi turistici vi erano numerosi ragazzi abbigliati alla maniera dei guerrieri Masai, ma molto più curati nell'aspetto di quanto lo fossero stati quelli che avevamo visto nel continente. Capelli lunghi con treccette, tuniche fatte con stoffe ben più sgargianti, bastoni lunghi al posto delle lance.
Un gran numero di cani correvano liberi per la spiaggia e ci ponemmo il dubbio se avessero un padrone oppure se fossero randagi e per questo ne tememmo l'avvicinamento. Invece i cani facevano la loro vita senza occuparsi minimamente degli esseri umani, tutti presi da giocose corse sfrenate fra la sabbia e l'acqua.
mentre ci avvicinavamo ad un bagno sentimmo delle urla familiari: sembrava di essere nelle vicinanze di uno stadio. All'improvviso in spiaggia comparvero incolonnate diverse persone al seguito di una bandiera.
Contemporaneamente dagli altri villaggi vedemmo altre colonne uscire, sempre con una bandiera d'appartenenza ben visibile in testa. Ci chiedemmo cosa stessero facendo. Vedemmo che si stavano dirigendo verso la nostra stessa meta ma, essendo davanti a noi, i primi già stavano superando la nostra abitazione. Lo schieramento mi faceva venire in mente una marcia militare e, all'improvviso mi si aprì nella mente l'immagine della battaglia iniziale di Gangs of New York, quando i manipoli dei "nativi" si stanno per scontrare con "i conigli" nello slargo dei Five Points.
La curiosità ci mangiava e non riuscimmo dal frenarci nel chiedere al nostro ristoratore, che stava tranquillamente fumando nella veranda, cosa stessero facendo. Ci disse che una volta alla settimana gli animatori dei villaggi organizzano a turno nei vari villaggi dei tornei di volleyball che sono amatissimi dai vari abitanti dei villaggi.
Ci rilassammo e riflettemmo insieme sulle vacanze intelligenti. Ci sentimmo più felici noi nella nostra libertà piuttosto a fronte di quello strano coinvolgimento a cui avevamo appena assistito.
Ma, in fondo, è solo una questione di punti di vista.
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