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Parliamo di me di nome e di fatto Blogger: lucavirgili
Nome: Luca Virgili
Sono un agente immobiliare di giorno e, di notte, per hobby, un autore di teatro e televisione, spesso anche regista di entrambe le forme di spettacolo. Da poco ho iniziato anche a presentare spettacoli dal vivo e a condurre trasmissioni per una piccola rete privata.


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Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons. Affresco Luca Virgili Luca Virgili

postato da lucavirgili alle ore 15:33
giovedì, 27 luglio 2006

da domani 28 fino al 17 agosto

STOP

PER VACANZE

STOP

VIAGGIO IN TANZANIA

STOP

ARRIVEDERCI

STOP

AKUNA MATATA A TUTTI!

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postato da lucavirgili alle ore 11:32
mercoledì, 26 luglio 2006

Al mattino successivo, verso le nove cominciarono ad arrivare i partecipanti, accompagnati dalle mogli e dalle compagne. Sembrava che dovessero andare a fare il militare: saluti, baci ed abbracci come se dovessero stare lontani un anno.

Già questo mi fece sorridere.

Man di mano che arrivavano gli facevamo firmare una liberatoria per l’utilizzo della loro immagine e cominciammo ad imbarcarli nelle macchine di servizio.

Le auto ci erano state fornite da una nota marca tedesca e, devo dire, facevano una gran figura.

Li portammo tutti alla base della strada di accesso alle strutture base dove coordinavo le partenze con un walkie talkie.

Poi, uno alla volta, li facevamo arrivare con le macchine alla reception, dove la conduttrice, in stampelle, visto il suo infortunio grave, li intervistava e li faceva entrare nella stanza comune dove vi era un buffet che li attendeva. Il tutto alternandosi con la conduttrice in studio.

La diretta con lo studio doveva durare due ore, invece sforammo di circa mezzora il previsto, ma non ci fu alcun dramma. Anzi, siccome pensavamo che l’inizio fosse la parte più noiosa, visto che non era accaduto ancora niente, ci stupimmo per come la gente a casa lo avesse seguito con attenzione.

Erano rimasti colpiti perché per ognuno ebbi modo di inventare una presentazione buffa, seguendo i caratteri dei personaggi. Mi era bastato pochi minuti per rendermi conto della valenza di ognuno e loro mi furono d’aiuto, mettendosi subito in condizione di fare tutto quanto gli avrei chiesto, anche le cose peggiori. 

Fu particolarmente buffo l’arrivo di un fantino plurivittorioso con maschera e mantello da supereroe e quello di un altro in versione gangster delle Capannelle.

 

Nel pomeriggio il programma continuava in diretta streaming su internet, sul digitale terrestre e sul satellite. Invece in versione analogica sarebbe dovuto andare solo durante le due dirette del pranzo e della cena.

Già dal secondo giorno però anche l’analogico cominciò a trasmettere in diretta tutta la giornata, tanto fu il successo.

Alla prima sera vi furono i primi puniti ed il primo premiato per simpatia.

Cominciarono ad arrivare i primi televoti mediante le comunicazioni via internet. Tuttavia non si riusciva a capire il gradimento del pubblico a casa.

 

Nei miei pensieri precedenti mi aveva sfiorato il dubbio di poter fallire, di fare un buco nell’acqua e chi aveva vissuto quell’organizzazione insieme a noi soffriva esattamente allo stesso modo.

Per esempio la compagna del direttore di rete, che se ne era andata in Puglia, durante quei giorni, vedendo il programma sul satellite, si prodigava in consigli telefonici che riguardavano audio, microfoni, luci. Anche un famoso regista televisivo della rete pubblica, nostro amico da sempre, ci volle regalare, telefonicamente da Roma, utilissimi consigli .

 

 

Il giorno successivo ci giunse voce che in città non si parlava d’altro.

Ci sentimmo inorgogliti e fieri del lavoro.
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categoria : racconti, televisione, avventure, reality, grande fantino

postato da lucavirgili alle ore 11:26
lunedì, 24 luglio 2006

 

Giunsero le date fatidiche della trasmissione.

Era passato poco più di un mese da quando avevamo iniziato a parlarne e ci trovavamo già all’inizio delle novantasei ore di fuoco che avevamo progettato.

C’era una cosa che mi stupiva di questo lavoro rispetto ai lavori teatrali: la velocità supersonica di progettazione e di realizzazione e questo era motivo, per me, di dubbio sulla riuscita del lavoro. Devo ammettere che, nei giorni immediatamente precedenti, mi veniva spontaneo preoccuparmi per la riuscita: avvertivo il progetto come mio, anche se si trattava di un lavoro di squadra. Probabilmente tutti lo sentivano così, anche i tecnici audio e video, vista la tensione che si respirava durante l’allestimento tecnico.

Riflettendo, volli dare un altro contorno a quelle giornate. Decisi di prenderle come un periodo di vacanza, per essere più rilassato.

Non sono uso ad eccessi di preoccupazione quando arrivo allo spettacolo. Preferisco mantenermi lucido e pronto a decidere e risolvere istantaneamente ogni inconveniente, ogni situazione imprevista, che naturalmente metto sempre in conto. Essere tesi e preoccupati genera esclusivamente situazioni decisamente pericolose sia quando entri in contatto con chi lavora con te, a cui potresti ingiustamente trasferire tensione, sia nella gestione dei rapporti con gli altri con i quali devi lavorare.

 

Il pomeriggio precedente all’inizio arrivai in loco.

Presi possesso della mia camera. Nello stesso fabbricato vi era la stanza dei due autisti di scena e, accanto alla mia, vi era quella della conduttrice. Gettai la borsa a terra e mi proiettai ad aiutare a sistemare l’illuminazione delle varie postazioni, sia negli interni, che negli esterni. Era un lavoro consono alle mie conoscenze specifiche. Poi facemmo una prova di trasmissione tra noi e lo studio e, subito dopo, iniziammo fisicamente con una prima trasmissione di lancio per il programma.

Durante questa trasmissione affrontammo tutti i problemi audio e video in maniera tale da prendere confidenza con tutto il complesso meccanismo di gestione.

 

A questo punto ci dividemmo i compiti lavorativi. A me toccò quello che mi riesce meglio: la gestione, definiamola, in questo caso, “artistica”, delle persone fisiche.

Se dovessi dire la verità, non avevo minimamente idea di cosa trattasse quella gestione, visto che avevo scritto per filo e per segno il trattamento e cosa avvenisse da parte di tutti. Pensai che, avendolo scritto, fossi l’unico ad avere la conoscenza effettiva del programma. Quindi accettai senza pormi grossi problemi.

Verso le due di notte andammo a letto. Ero stanco ma ero anche eccitato come un bambino e ciò non giovò al riposo notturno.
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categoria : racconti, televisione, situazioni, avventure, reality

postato da lucavirgili alle ore 10:44
venerdì, 21 luglio 2006

Le riunioni cominciarono ad essere ritmate.

Da una parte sviluppavo il regolamento e dall’altra andavamo definendo il pacchetto dei partecipanti. La segreteria della rete agiva telefonando a tutti i fantini per ricevere le adesioni e piano, piano andò creandosi un numero sostenuto che ci garantiva la realizzazione. In seconda battuta andavamo decidendo come avremmo organizzato la conduzione, che avremmo affidato ad una ragazza esperta, proveniente dalla radio, per quanto riguardava lo studio. Ci rimaneva da decidere chi avrebbe svolto la funzione dell’inviato sul posto.

Venne naturale pensare di farlo fare alla ragazza che aveva la gestione del maneggio nella struttura agrituristica. Era facilmente motivabile in virtù delle sue affinità con l’ambiente ippico, inoltre, visto che, durante un paliotto nella provincia, si era infortunata ed era impossibilitata a partecipare in prima persona,  ci parve un buon modo di renderla impegnata e solidale con il gruppo.

Per convincerla la invitammo una sera a cena a casa di uno degli autori, dove, nonostante la sua timidezza e la naturale ritrosia, si lasciò trascinare da noi nel progetto.

 

A questo punto mancavano gli ospiti e le ipotesi di cose da fare che avevo progettato dovevano trovare conferma dal punto di vista organizzativo.

Affrontammo contestualmente anche l’argomento regia video che assunse immediatamente le sembianze di un orribile golem: il numero delle telecamere era vasto, tanto è vero che avevamo fissato un service video dotato di varie strutture indispensabili per la trasmissione e, soprattutto, di un numero di operatori che concedesse la visione dei vari spazi, che andavano dal chiuso all’aperto. Lo stesso problema era rappresentato dall’audio, soprattutto nella problematica delle frequenze che non dovevano dare problemi: il sentire bene le varie cose dette era alla base del programma e quindi non si poteva fare a meno di pensare di avere una struttura veramente seria.

 

Avevamo circa una ventina di giorni di tempo a disposizione e, in questo lasso, dovemmo pensare anche al lancio pubblicitario.

Decidemmo di sfruttare la sala conferenze di un albergo in centro, a Siena, appena inaugurato, dove avremmo organizzato una serie di conferenze stampa a tutti i livelli per presentare il programma.

Quindi ci trovammo a lavorare in tre settori diversi e collegati.

Personalmente continuai a raffinare la fase autorale, arrivando a costruire in specifico, con i tecnici il trattamento, sancendo alla perfezione orari, andamenti delle dirette, gestione degli ospiti, giochi e scherzi vari.

L’altro autore si dedicò alla regia, dove dovette profondere un bello sforzo per mettere in sincrono tutte le strumentazioni.

Il direttore di rete che si assunse l’onere della comunicazione e, sul posto, con me in alternanza, una super regia dinamica degli eventi, che, per quanto tutto venisse sancito spazio temporalmente, poteva, a nostro pensare, arrivare ad assumere contorni diversi.

La dinamica mentale divenne così un concetto di una certa importanza per tutti e tre.

 

A seguito dei primi articoli dei giornali, si creò un copioso corpo di ospiti in studio e questo mi tranquillizzò abbastanza per la riuscita anche di questa parte della trasmissione.

All’improvviso venni raggiunto telefonicamente da una telefonata di un’amica che voleva che incontrassi una giornalista di Panorama, che era stata informata del nostro progetto da un free lance in loco. 

Ci andai a pranzo insieme e feci tornare il direttore di rete che era andato al mare. Al suo arrivo le raccontammo dell’origine del programma e di come avevamo organizzato il lavoro. Rimase favorevolmente impressionata, ci scattò delle foto e promise di fare un articolo per noi.

Quasi non ci volevamo credere.

Dopo una settimana apparve una pagina intera dedicata al programma.

A livello comunicativo era già un grosso successo che doveva essere cavalcato.

 

Immediatamente il direttore creò accordi con una rete satellitare che avrebbe permesso al visione in tutta Europa, nonché con una rete digitale terrestre, in fase, all’epoca, sperimentale per la visione in Toscana, Umbria e Lazio, nonché lo streaming continuo su internet.

Del tutto casualmente poi mi capitò di incontrare un rappresentante svizzero di telefonia. Con questi facemmo un accordo per il televoto, indispensabile per creare una classifica e un vincitore. Del costo delle telefonate il cinquanta per cento avrebbe dovuto essere donato per la beneficenza. Su questo campo speravamo in bel risultato e ci avventurammo in scioltezza. 

Mancavano solo i premi per il vincitore che reperimmo in un viaggio negli Stati Uniti per due ed un gioiello.

Anche i partecipanti lo vedevano più come un divertimento che un lavoro e accettarono volentieri.

 

Ultima cosa da non dimenticare: avevamo creato un kit apposito per i partecipanti contenuto in una borsa e contenente vestiario, occhiali, costumi da bagno, nonché il necessaire per la toilette quotidiana.

Ci parve di esserci superati nell’organizzazione.
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categoria : donne, racconti, life, televisione, avventure, reality

postato da lucavirgili alle ore 11:28
giovedì, 20 luglio 2006

I giorni successivi divennero frenetici.

Il primo problema venne immediatamente risolto. Del tutto casualmente, mentre lo studio pubblicitario della rete faceva i normali giri alla ricerca di inserzionisti, s’imbatterono in uno splendida struttura agrituristica nei pressi di Buonconvento, paese fortificato medioevale ove ebbe a morire Arrigo VII. Inizialmente vi andò il direttore a vedere se poteva funzionare, quando tornò mi piombò in ufficio dicendo che aveva trovato una location fantastica dove c’era tutto ciò che avevo richiesto nella bozza del programma ed iniziò a descrivermi, con la luce negli occhi, i vari ambienti.

 

Vi erano diversi edifici tutti recettivi e suddivisi in piccoli appartamenti e camere dove avremmo potuto far alloggiare sia i partecipanti, sia tutti i tecnici. In uno di questi vi era una sala reception nella cui struttura erano collocati tutti gli impianti sportivi e di relax, piscina riscaldata, palestra, sauna, sala massaggi, etc. inoltre vi era uno splendido maneggio che era ben gestito da una ragazza che aveva esordito in piazza del Campo per la tratta del Palio d’agosto.

 

Mi convinse ad andare a vederlo.

Quindi, una volta radunato tutto il corpo degli autori ed averci stipato in una macchina aziendale, il direttore ci trascinò sul posto.

Qui avemmo a notare immediatamente lo splendore della panoramica: le strutture erano poste in un colle che fronteggiava Montalcino, dominando sulle valli sottostanti. Quella vista determinava già di per sé una scenografia naturale fantastica. I casali erano strutture in laterizio, tipiche di quell’area, disposte lateralmente ad una villa ed ad una antica pieve medievale, originario luogo di villeggiatura del vescovo di Arezzo, la cui diocesi, nell’antichità, arrivava fino là.

 

Il maneggio era dotato di un capannone vasto diviso in due aree distinte: un lato occupato da un piccolo allevamento bovino ed un lato era organizzato in box e un campo coperto d’addestramento. Era posto nel degradare del terreno sottostante alle strutture della pieve e fra i due poli era organizzato un enorme recinto all’aperto dove poter cavalcare.

 

All’interno della reception c’era uno splendido focolare con una enorme cappa in rame e delle sedute in forma ovale che lo circondavano, con, a lato, un banco bar che, nella normalità, serviva per le prime colazioni.

 

Vi erano delle camere anche in questa struttura, ma non erano sufficienti per il numero di partecipanti che speravamo di ottenere.

 

Cominciai subito ad immaginarmi il programma: vedevo nella reception la sala comune dove fare le dirette con lo studio, vedevo le camere fruibili, sia per creare un confessionale, sia per gli eventuali ospiti che avrei potuto occultare. Lo spazio esterno mi fece organizzare mentalmente i giochi con i cavalli, che trovavo obbligatori per la tipologia dello show.

 

Mentre confabulavo con gli altri autori sul da farsi, il direttore con i tecnici organizzava i ponti televisivi per far arrivare il segnale.

Il progetto era ineluttabilmente decollato ed avremmo avuto l’esigenza di fare numerosi altri sopralluoghi per terminare il lavoro. 
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categoria : racconti, televisione, avventure, reality