I dirigenti dell'associazione di categoria furono entusiasti del progetto e lo appoggiarono con un esiguo finanziamento. Decidemmo comunque di eseguirlo, visto che si trattava comunque di un programma che andava a coprire un vuoto nella produzione dell'emittente locale. Inoltre aveva senso sponsorizzare le attività della provincia, vista la vocazione agricola: era un programma che, in qualche modo, dava un senso non fine a se stesso, nonostante la scarsa economicità.
Iniziammo a fare le visite alle location in febbraio e ci rendemmo subito conto dell'impatto emotivo eccezionale che veniva offerto dall'incredibile varietà di panorami che la provincia di Siena offre. Naturalmente il Chianti e l'area nord, S.Gimignano compreso non avevano segreti in questo senso, ma anche la parte sud della provincia, il territorio dell'antica Repubblica di Siena, risultava eccezionalmente vario ed entusiasmante. Questa zona, nonostante l'antropizzazione storica, risulta, orograficamente parlando, densa di scorci, di territori multicolori, a seconda delle stagioni e, soprattutto, di storia dalle origini antichissime, dove, i gesti umani, nonostante la modernità dell'intervento delle macchine, si ripetono con sconcertante costanza da secoli e secoli.
I volti delle persone incontrate nelle varie aree tradiscono anche oggi origini lontane e, nelle facce segnate dagli sforzi della vita, si riconoscono i volti dei loro padri, come se fossero stati loro stessi i modelli degli affreschi etruschi o dei loro successori romani e, successivamente toscani.
Così si può dire anche delle coltivazioni e dei panorami che appaiono assolutamente gli stessi narrati nel "Buongoverno", affresco del Palazzo Pubblico di Siena, traccia della continuità della vita agricola ed antropologica di questa zona.
Non eludibile la centralità della Città antica, motore dello stato medievale, con i poli satellite, da nord a sud, che sempre hanno una loro anima ed un loro colore. Torri e cinte murarie di vari secoli vanno a far immaginare incontri e scontri di cavalieri, ma anche la grande paura della guerra e della violenza che ha regnato in queste zone nei secoli postumi al rilascio dell'impero romano, fino ad arrivare alla Guerra di Siena che si conclude a Montalcino, rocca anche oggi impenetrabile.
Ecco che, per noi agenti televisivi permeati della nostra cultura autoctona, in quei momenti di visita si venne a creare quasi un senso di orgoglio narrativo e ci proiettammo nella ricerca delle immagini migliori per poter raccontare, a nostro modo, il territorio e la vita di chi lo abita attualmente.
In quel periodo avevo numerose cose in mente.
Uscendo a cena con il direttore del canale televisivo con cui collaboro, venne fuori che si sarebbe potuto fare un programma di agricoltura collegato tematicamente alla provincia di Siena.
Non era la novità eclatante dei palinsesti televisivi, ma si poteva tentare di collegare la televisione locale con la politica provinciale, la camera di commercio ed una associazione di categoria, quindi aveva uno scopo.
Mi occupai di realizzare il progetto.
Guardando tutte le varie produzioni offerte dai vari canali televisivi, decisi di dare un taglio ironico su me stesso, conduttore del caso e di cercare di promuovere le varie attività agricole, cercando di far pervenire nelle case delle informazioni non eccessivamente tecniche.
Decisi di tripartire la trasmissione: si sarebbe dovuto fare una prima frazione dove si andava nelle aziende, una seconda dove si sarebbe dovuto trasformare in cucina le varie materie prime e, nella terza ed ultima frazione far degustare le pietanze trasformate.
Presentai questo progetto al direttore e lo avallò immediatamente.
Nei primi giorni dell'anno nuovo, il 2006, facemmo numerose riunioni con i tecnici, per stabilire il taglio registico.
Decidemmo di registrare con due telecamere: le immagini sarebbero state sempre più efficaci con il montaggio. Inoltre decidemmo che avrei dovuto avere i costumi di scena, un abito per la campagna ed uno per la cucina. Naturalmente non dovevano essere seri per sdrammatizzare la mia natura di conduttore. Inoltre fu detto che, a livello comunicativo, non avrebbero dovuto essere dei fac simile dei vestiti veri da campagna, anzi avrebbero dovuto dare un colpo d'occhio abbastanza forte per non passare inosservati durante lo zapping.
Alla fine sottoponemmo tutto il progetto scritto all'associazione di categoria per vedere che effetto sortiva.
Nel mese di ottobre, mentre ero in un locale, il futuro Princeps delle Feriae Matricularum mi volle parlare.
Mi comunicò in maniera molto educata che, nel caso in cui lui fosse stato eletto, non avrebbe gradito la mia collaborazione in regia.
Senza chiedere alcuna motivazione lo ringraziai e gli comunicai che mi aveva fatto un piacere per l'andamento dell'annata a venire. Troppe volte gli amici della mia Contrada mi chiedevano di applicare la mia esperienza ad uno spettacolo interno e, siccome in quel momento una delle due mie radici dava l'opportunità di coltivare l'altra, mi detti da fare per inventare qualcosa.
La prima cosa che mi acchiappò fu di fare un finto reality sulla mia squadra di calcio. C'era un programma simile in televisione in quel periodo ed io, avendo a disposizione, una serata di pizzeria fissa nei locali della mia Contrada, decisi di collocare lì il fito programma televisivo, proiettando su di uno schermo gigante le gesta della squadra sia in allenamento che in campionato.
Riuscii a coinvolgere nel progetto un pò di amici che gestirono le telecamere ed il montaggio del girato settimana per settimana, direi a livello quasi professionale.
Era una novità per la gente della Contrada e vedere gli amici comuni giocare a pallone non generò certo divismo ma, anzi, notevoli prese di giro, visti anche gli scarsi risultati calcistici ottenuti.
Tutto sommato fu un'esperienza divertente anche perchè ce ne andavamo con le telecamere ovunque, ristoranti compresi, dove l'utilizzo del mezzo gettava un naturale scompiglio fra gli avventori.
La finta trasmissione terminò a Natale, parecchio prima della fine del campionato: non potevo approfittarmi più degli amici che avevano desiderio di condurre una vita privata che andasse naturalmente oltre gli impegni che gli avevo creato settimana per settimana.
Resta comunque un momento buffo per tutti, con tanti momenti da ricordare.