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Parliamo di me di nome e di fatto Blogger: lucavirgili
Nome: Luca Virgili
Sono un agente immobiliare di giorno e, di notte, per hobby, un autore di teatro e televisione, spesso anche regista di entrambe le forme di spettacolo. Da poco ho iniziato anche a presentare spettacoli dal vivo e a condurre trasmissioni per una piccola rete privata.


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Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons. Affresco Luca Virgili Luca Virgili

postato da lucavirgili alle ore 10:41
martedì, 21 novembre 2006

I dirigenti dell'associazione di categoria furono entusiasti del progetto e lo appoggiarono con un esiguo finanziamento. Decidemmo comunque di eseguirlo, visto che si trattava comunque di un programma che andava a coprire un vuoto nella produzione dell'emittente locale. Inoltre aveva senso sponsorizzare le attività della provincia, vista la vocazione agricola: era un programma che, in qualche modo, dava un senso non fine a se stesso, nonostante la scarsa economicità.

Iniziammo a fare le visite alle location in febbraio e ci rendemmo subito conto dell'impatto emotivo eccezionale che veniva offerto dall'incredibile varietà di panorami che la provincia di Siena offre. Naturalmente il Chianti e l'area nord, S.Gimignano compreso non avevano segreti in questo senso, ma anche la parte sud della provincia, il territorio dell'antica Repubblica di Siena, risultava eccezionalmente vario ed entusiasmante. Questa zona, nonostante l'antropizzazione storica, risulta, orograficamente parlando, densa di scorci, di territori multicolori, a seconda delle stagioni e, soprattutto, di storia dalle origini antichissime, dove, i gesti umani, nonostante la modernità dell'intervento delle macchine, si ripetono con sconcertante costanza da secoli e secoli.

I volti delle persone incontrate nelle varie aree tradiscono anche oggi origini lontane e, nelle facce segnate dagli sforzi della vita, si riconoscono i volti dei loro padri, come se fossero stati loro stessi i modelli degli affreschi etruschi o dei loro successori romani e, successivamente toscani.

Così si può dire anche delle coltivazioni e dei panorami che appaiono assolutamente gli stessi narrati nel "Buongoverno", affresco del Palazzo Pubblico di Siena, traccia della continuità della vita agricola ed antropologica di questa zona.

Non eludibile la centralità della Città antica, motore dello stato medievale, con i poli satellite, da nord a sud, che sempre hanno una loro anima ed un loro colore. Torri e cinte murarie di vari secoli vanno a far immaginare incontri e scontri di cavalieri, ma anche la grande paura della guerra e della violenza che ha regnato in queste zone nei secoli postumi al rilascio dell'impero romano, fino ad arrivare alla Guerra di Siena che si conclude a Montalcino, rocca anche oggi impenetrabile.

Ecco che, per noi agenti televisivi permeati della nostra cultura autoctona, in quei momenti di visita si venne a creare quasi un senso di orgoglio narrativo e ci proiettammo nella ricerca delle immagini migliori per poter raccontare, a nostro modo, il territorio e la vita di chi lo abita attualmente.

 

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postato da lucavirgili alle ore 10:42
giovedì, 16 novembre 2006

In quel periodo avevo numerose cose in mente.

Uscendo a cena con il direttore del canale televisivo con cui collaboro, venne fuori che si sarebbe potuto fare un programma di agricoltura collegato tematicamente alla provincia di Siena.

Non era la novità eclatante dei palinsesti televisivi, ma si poteva tentare di collegare la televisione locale con la politica provinciale, la camera di commercio ed una associazione di categoria, quindi aveva uno scopo.

Mi occupai di realizzare il progetto.

Guardando tutte le varie produzioni offerte dai vari canali televisivi, decisi di dare un taglio ironico su me stesso, conduttore del caso e di cercare di promuovere le varie attività agricole, cercando di far pervenire nelle case delle informazioni non eccessivamente tecniche.

Decisi di tripartire la trasmissione: si sarebbe dovuto fare una prima frazione dove si andava nelle aziende, una seconda dove si sarebbe dovuto trasformare in cucina le varie materie prime e, nella terza ed ultima frazione far degustare le pietanze trasformate.

Presentai questo progetto al direttore e lo avallò immediatamente.

Nei primi giorni dell'anno nuovo, il 2006, facemmo numerose riunioni con i tecnici, per stabilire il taglio registico.

Decidemmo di registrare con due telecamere: le immagini sarebbero state sempre più efficaci con il montaggio. Inoltre decidemmo che avrei dovuto avere i costumi di scena, un abito per la campagna ed uno per la cucina. Naturalmente non dovevano essere seri per sdrammatizzare la mia natura di conduttore. Inoltre fu detto che, a livello comunicativo, non avrebbero dovuto essere dei fac simile dei vestiti veri da campagna, anzi avrebbero dovuto dare un colpo d'occhio abbastanza forte per non passare inosservati durante lo zapping.

Alla fine sottoponemmo tutto il progetto scritto all'associazione di categoria per vedere che effetto sortiva.

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postato da lucavirgili alle ore 17:06
martedì, 14 novembre 2006

Nel mese di ottobre, mentre ero in un locale, il futuro Princeps delle Feriae Matricularum mi volle parlare.

Mi comunicò in maniera molto educata che, nel caso in cui lui fosse stato eletto, non avrebbe gradito la mia collaborazione in regia.

Senza chiedere alcuna motivazione lo ringraziai e gli comunicai che mi aveva fatto un piacere per l'andamento dell'annata a venire. Troppe volte gli amici della mia Contrada mi chiedevano di applicare la mia esperienza ad uno spettacolo interno e, siccome in quel momento una delle due mie radici dava l'opportunità di coltivare l'altra, mi detti da fare per inventare qualcosa.

La prima cosa che mi acchiappò fu di fare un finto reality sulla mia squadra di calcio. C'era un programma simile in televisione in quel periodo ed io, avendo a disposizione, una serata di pizzeria fissa nei locali della mia Contrada, decisi di collocare lì il fito programma televisivo, proiettando su di uno schermo gigante le gesta della squadra sia in allenamento che in campionato.

Riuscii a coinvolgere nel progetto un pò di amici che gestirono le telecamere ed il montaggio del girato settimana per settimana, direi a livello quasi professionale.

Era una novità per la gente della Contrada e vedere gli amici comuni giocare a pallone non generò certo divismo ma, anzi, notevoli prese di giro, visti anche gli scarsi risultati calcistici ottenuti.

Tutto sommato fu un'esperienza divertente anche perchè ce ne andavamo con le telecamere ovunque, ristoranti compresi, dove l'utilizzo del mezzo gettava un naturale scompiglio fra gli avventori.

La finta trasmissione terminò a Natale, parecchio prima della fine del campionato: non potevo approfittarmi più degli amici che avevano desiderio di condurre una vita privata che andasse naturalmente oltre gli impegni che gli avevo creato settimana per settimana.

Resta comunque un momento buffo per tutti, con tanti momenti da ricordare.

 

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postato da lucavirgili alle ore 11:17
lunedì, 06 novembre 2006

Il giorno successivo attesi una chiamata scandinava, ma il telefono non squillò, mai.
Non volli far troppe congetture: magari l'avevo delusa, oppure aveva, più logicamente e, aggiungo, giustamente, interpretato  l'accaduto come un  avventura,  magari divertente, bella, ma irripetibile.
Bene avrebbe fatto, per le mie elucubrazioni,  a scegliere di non dare seguito ad una vicenda che difficilmente avrebbe portato ad un qualsiasi risultato.

Due giorni dopo incontrai la sua amica, casualmente, per strada. Mi disse che l'altra era arrabbiata con me perchè non l'avevo chiamata.

Caspita!
Allora ero io a non averci capito un tubo!
Ma con che la chiamavo se non avevo il suo numero di telefono?

Me lo feci dare dalla sua amichetta, la quale sorrideva ammiccando chissà quale riflessione.

La chiamai immediatamente  e mi spiegò che stava partendo per la Svezia, ma, prima di partire mi avrebbe voluto salutare al ristorante dove avrebbe tenuto una cena con i compagni del corso d'Italiano.
Le giurai che sarei andato a trovarla e chiusi la comunicazione.

Mi parve di essere stato stupido, di non aver saputo giocare bene le mie carte.
Avrei dovuto tenere il pallino in mano e prendere il suo numero di telefono, invece di darle il mio.
Chissà perchè avevo pensato che avrebbe potuto telefonarmi?
Del resto le Svedesi, oltre ad avere un certo debole, storicamente parlando, per noi maschi Italiani, sono donne come tutte le altre ed hanno desiderio di essere corteggiate e richieste.
Ecco cosa avevo sbagliato!
Non avevo compiuto il mio dovere fino in fondo.

Decisi di non pensarci più: in ogni caso ogni lasciata è persa e fui anche indeciso se andare a salutarla la sera.

Alla fine ruppi ogni indugio, non vedendo motivi per cui non lo dovessi fare.
La sera quindi mi presentai alla cena e, al mio arrivo, la vidi accendere un robusto sorriso a cui fece seguito immediatamente quello della sua amica.
Naturalmente mi ritrovai gli occhi addosso di una ventina di uomini e donne di svariate nazionalità e compresi che ero una gran bella preda per le ragazze che, evidentemente, fecero un figurone nei confronti dei loro compagni.

Provai a sentirmi stupido, ma non ci riuscii.
A volte, nella vita, siamo preda ed, a volte, predatori.
Importante è prenderlo per il verso giusto!

La baciai con affetto e me ne andai senza girarmi a guardarla.
Per Natale le mandai gli auguri sul suo cellulare svedese, ma non ho mai ottenuto risposta.


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postato da lucavirgili alle ore 11:41
venerdì, 03 novembre 2006

Attraversai la Porta Ovile, limite della Contrada a me rivale,  sempre abbracciato, un pò guardingo, visto che era in corso la loro Festa Titolare ed io avevo il fazzoletto della mia al collo.
In ogni caso tutto andò bene e pochi metri dopo vi era il suo alloggio.
Ci fermammo a baciarci ancora per un pò, avrei voluto salire in camera sua, ma non volle, giustificandosi con il fatto che condivideva l'appartamento con altri. Volle invece il mio numero di telefono per potermi chiamare nei giorni successivi. Mi parve normale ed accettai. Tutto sommato era accaduto tutto così bruscamente: potevo anche aspettare e rivederla con calma nei giorni successivi.
Mentre ci salutavamo con calore giunsero alcuni abitanti dell'edificio, famiglie che rientravano dalla Festa  della  Contrada a me rivale.
Ci fu un certo imbarazzo sia da parte mia che da parte loro, ma tutti compresero che ero là  a fin di bene e  senza alcun intento bellicoso.  Tutta la vicenda  iniziava ad avere dei contorni positivi.
Alla fine mi congedò ed interpose il portone fra me e lei.
Me ne andai per la stessa via che avevo seguito all'andata, ma più circospetto, visto che ora non avevo più il lasciapassare fornitomi dalla presenza della ragazza: la mia presenza nei confini del territorio della rivale poteva essere facilmente interpretato come una provocazione.
Ringraziando il cielo la mia presenza passò inosservata e, risalendo, ritrovai il tipo dell'osteria che volle stigmatizzare negativamente la mia prestazione. Naturalmente gli detti ragione: non aveva senso fargli credere il contrario.
Del resto ero contento io e ciò bastava ed avanzava.
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