Nel frattempo scorreva l'inverno lungo e particolarmente freddo.
Essendo, per la prima volta da anni, libero dall'impegno operettistico, mi lasciai trasportare dalla bella vita.
Il mio amico, direttore di rete, decise che avrei dovuto vedere il suo mondo e conoscerlo. Lo lasciai fare: per me si trattava di conoscere un ambiente nascosto.
Così cominciammo coll'andare la domenica in barca, la sua barca, che tiene a Punta Ala.
Non andavo al mare con frequenza da anni. Avevo abbandonato casa mia a Follonica quando ero stato abbandonato dalla fidanzata storica. Avevo voluto escludere, all'epoca, ogni possibilità di reincontro di quella ragazza. In seguito, col passare del tempo, mi ero abituato a trascorrere il tempo libero a Siena, evitando in ogni modo anche i week end estivi. Tornare al mare assunse così anche un senso di riappropriazione di una sfera di libertà personale. In ogni caso andavo a Punta Ala e non a Follonica e mi sentivo al sicuro da ogni incontro malevolo anche a distanza di anni e anni.
Il mondo barcaiolo che ho imparato a conoscere era legato ad una attività particolare: un gruppo di pescatori subacquei in apnea si associavano all'uscita ogni domenica. Loro indicavano i punti dove volevano essere sbarcati per la loro pesca. Ci davano un appuntamento orario per quando avremmo dovuto tornare a riprenderli e ci allontanavamo per non disturbare la loro attività.
Nel tempo intermedio facevamo pranzo con dei panini, bevevamo una bottiglia di vino e ci rilassavamo parlando delle trasmissioni televisive da fare.
Il panorama offerto dal golfo di Follonica è strepitoso: l'isola di Troia con la sua torre di avvistamento medievale, i Porcelli, Cerboli già quasi adiacente all'Elba, coperte di gabbiani danno la sensazione di selvaggio e naturale.
Non a caso quell'area ottiene ogni anno le cinque vele, premio nazionale per la pulizia delle acque.
Un argomento che non mancava mai era determinato dallo stupore che ci faceva il fisico eccezionale che avevano i pescatori che stavano in immersione per ore con quel freddo.
Ci spiegavano che la temperatura dell'acqua era di tredici gradi e fuori era molto più freddo che dentro l'acqua. tanto è vero che venivano colti da attacchi di freddo durante il viaggio di rientro in porto.
Sempre però riportavano dei pesci eccezionalmente grandi: spigole, dentici, muggini e polpi andavano a riempire una zangola che ci portavamo dietro per contenere il pescato.
Alla fine del pomeriggio rientravamo in porto e, dopo aver lavato la barca, portavamo il pescato al ristorante antistante, dove il pesce veniva cucinato e mangiato. Devo aggiungere che miglior pesce di quello non l'ho mai mangiato.