Durante l'inverno, un giorno di metà settimana, volli andare in un pub del centro. Mi piaceva pensare che, nonostante la mia età, avessi ancora la possibilità di trascorrere le serate al gozzoviglio come facevo fino a dieci anni prima. In fondo la mia vita non era cambiata: non mi ero fidanzato, non mi ero sposato, non avevo messo su famiglia. Inoltre, per la prima volta da anni, non avevo da fare le prove dell'Operetta in quel periodo. Mi pareva giusto godermi quei momenti.
Certo però che la sensazione all'interno del pub era un pò strana: praticamente non c'era nessuno della mia età.
Dove diavolo erano finiti? Capivo che gli sposati fossero a casa, ma i single o i separati, financo i divorziati dove erano?
Nell'entusiasmo della serata ci passai sopra: tutto sommato si poteva provare a pensare di poter passare una serata anche con i giovani. In fondo si trattava solo di stare attenti a non fare invasione di campo.
La serata prevedeva musica dal vivo abbastanza divertente e la gente, fatta per lo più da studenti, erasmus e americani, si divertiva bevendo birre e ballando.
Ad un certo punto, verso le una di notte, mentre stavo ordinando una birra, mi sentii bussare nella schiena. Mi voltai e mi trovai di fronte la figlia di un mio amico. Non vi terrorizzate: si tratta di una giovanotta di venticinque anni suonati.
Era appena arrivata ed era in compagnia di alcuni suoi amici.
Lì per lì rimasi un attimo in difficoltà: in fondo mi vedeva non perfettamente lucido e, alla prima riflessione, poteva non essere bello che lo andasse a raccontare ai suoi. Poi decisi di fregarmene. Tutto sommato non facevo altro che trascorrere qualche ora in un locale.
Gentilmente le offrii da bere e, nonostante gli altri, si sistemò accanto a me e mi raccontò la sua serata ed alcuni suoi guai di salute. Mi volle offrire da bere di nuovo e mi raccontò di aver lasciato il fidanzato storico dopo alcuni anni di fidanzamento.
Di fronte a questo tipo di racconto, se me lo avesse proposto qualsiasi altra, sarei scappato di corsa, invece stetti ad ascoltarla.
I suoi amici vennero a chiamarla in quanto se ne volevano andare e lei li licenziò con gentilezza, fissando telefonate di contatto per il giorno successivo.
Nel frattempo mi sentivo un pò troppo euforico per i miei gusti ed avevo deciso di andarmene a letto anche io. Quindi aspettai che concludesse il suo racconto della fine del fidanzamento e subito colsi l'occasione per cercare di uscire dal locale.
Mi seguì e, una volta nella strada, mi confessò che si stava chiedendo cosa facessi da solo nel pub.
Ma come?
Non si vedeva?
Mi ero sistemato ai margini di un divertimento che, per collocazione d'età, non mi doveva spettare più e che, invece, avevo tentato di suggere avidamente.
Facemmo qualche passo assieme nel selciato cittadino. Dai suoni che si ovattano all'improvviso, con il socchiudere della porta del pub, passammo attraverso al chiacchiericcio della gente che affollava l'esterno del locale fumando.
Mi prese sottobraccio. Mi parve una forma di protezione assecondarla. Continuammo così per una ventina di metri poi si fermò all'improvviso. Mi si accostò molto vicino e parlandomi soffusamente di fronte, mi chiese se avessi qualcuno in quel momento. Le risposi di no, naturalmente e, curioso come sono, volli sapere per quale motivo me lo chiedesse. Ci trovavamo sotto un arco posto fra gli edifici medievali che collega la via che transitavamo con la strada principale, i Banchi di Sopra. Eravamo usciti dalla vista della gente sulla strada e l'oscurità dell'arco faceva di noi due ombre nella notte.
Mi strinse a sè e mi baciò con decisione.
Cosa stava succedendo?
Avevo perduto il controllo così in fretta.
Mi ritrovai, con un barlume di lucidità, appoggiato al muro. Non riuscivo a resisterle. Non mi veniva in mente più il giudizio del padre, mio amico,
non riuscivo a fare altro che a concentrarmi su di lei. Senza parole.
Quando tirammo il respiro decisi di chiederle di venire da me, al mio studio. In fondo eravamo praticamente sotto. Si trattava di salire una rampa di scale e saremmo stati più comodi e lontani dalla vista della gente.
Accettò subito.
Chiusi il portone alle nostre spalle e ricominciammo a baciarci avidamente. Quasi non riuscivo ad aprire un cancello interno. Ansimavamo rimbalzando fra le antiche mura.
Entrammo e facemmo l'amore.
Verso le quattro e mezza del mattino se ne andò, senza aprire una qualsivoglia relazione.
Ci siamo ritrovati numerose volte in seguito. Non ci siamo più lasciati andare: ognuno al proprio posto. Solo una volta all'inizio dell'estate scorsa ci siamo baciati di nuovo, ma fu uno sbaglio, da non ripetersi più.
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