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Parliamo di me di nome e di fatto Blogger: lucavirgili
Nome: Luca Virgili
Sono un agente immobiliare di giorno e, di notte, per hobby, un autore di teatro e televisione, spesso anche regista di entrambe le forme di spettacolo. Da poco ho iniziato anche a presentare spettacoli dal vivo e a condurre trasmissioni per una piccola rete privata.


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Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons. Affresco Luca Virgili Luca Virgili

postato da lucavirgili alle ore 16:51
lunedì, 12 febbraio 2007

Durante l'inverno, un giorno di metà settimana, volli andare in un pub del centro. Mi piaceva pensare che, nonostante la mia età, avessi ancora la possibilità di trascorrere le serate al gozzoviglio come facevo fino a dieci anni prima. In fondo la mia vita non era cambiata: non mi ero fidanzato, non mi ero sposato, non avevo messo su famiglia. Inoltre, per la prima volta da anni, non avevo da fare le prove dell'Operetta in quel periodo. Mi pareva giusto godermi quei momenti.
Certo però che la sensazione all'interno del pub era un pò strana: praticamente non c'era nessuno della mia età.
Dove diavolo erano finiti? Capivo che gli sposati fossero a casa, ma i single o i separati, financo i divorziati dove erano?
Nell'entusiasmo della serata ci passai sopra: tutto sommato si poteva provare a pensare di poter passare una serata anche con i giovani. In fondo si trattava solo di stare attenti a non fare invasione di campo.
La serata prevedeva musica dal vivo abbastanza divertente e la gente, fatta per lo più da studenti, erasmus e americani, si divertiva bevendo birre e ballando.

Ad un certo punto, verso le una di notte, mentre stavo ordinando una birra, mi sentii bussare nella schiena. Mi voltai e mi trovai di fronte la figlia di un mio amico. Non vi terrorizzate: si tratta di una giovanotta di venticinque anni suonati.
Era appena arrivata ed era in compagnia di alcuni suoi amici.

Lì per lì rimasi un attimo in difficoltà: in fondo mi vedeva non perfettamente lucido e, alla prima riflessione, poteva non essere bello che lo andasse a raccontare ai suoi. Poi decisi di fregarmene. Tutto sommato non facevo altro che trascorrere qualche ora in un locale.

Gentilmente le offrii da bere e, nonostante gli altri, si sistemò accanto a me e mi raccontò la sua serata ed alcuni suoi guai di salute. Mi volle offrire da bere di nuovo e mi raccontò di aver lasciato il fidanzato storico dopo alcuni anni di fidanzamento.
Di fronte a questo tipo di racconto, se me lo avesse proposto qualsiasi altra, sarei scappato di corsa, invece stetti ad ascoltarla.
I suoi amici vennero a chiamarla in quanto se ne volevano andare e lei li licenziò con gentilezza, fissando telefonate di contatto per il giorno successivo.

Nel frattempo mi sentivo un pò troppo euforico per i miei gusti ed avevo deciso di andarmene a letto anche io. Quindi aspettai che concludesse il suo racconto della fine del fidanzamento e subito colsi l'occasione per cercare di uscire dal locale.
Mi seguì e, una volta nella strada, mi confessò che si stava chiedendo cosa facessi da solo nel pub.
Ma come?
Non si vedeva?
Mi ero sistemato ai margini di un divertimento che, per collocazione d'età, non mi doveva spettare più e che, invece, avevo tentato di suggere avidamente.

Facemmo qualche passo assieme nel selciato cittadino. Dai suoni che si ovattano all'improvviso, con il socchiudere della porta del pub, passammo attraverso al chiacchiericcio della gente che affollava l'esterno del locale fumando.
Mi prese sottobraccio.  Mi parve una forma di protezione assecondarla. Continuammo così per una ventina di metri poi si fermò all'improvviso. Mi si accostò molto vicino e parlandomi soffusamente di fronte, mi chiese se avessi qualcuno in quel momento. Le risposi di no, naturalmente e, curioso come sono, volli sapere per quale motivo me lo chiedesse. Ci trovavamo sotto un arco posto fra gli edifici medievali che collega la via che transitavamo con la strada principale, i Banchi di Sopra. Eravamo usciti dalla vista della gente sulla strada e l'oscurità dell'arco faceva di noi due ombre nella notte.
Mi strinse a sè e mi baciò con decisione.
Cosa stava succedendo?
Avevo perduto il controllo così in fretta.
Mi ritrovai, con un barlume di lucidità, appoggiato al muro. Non riuscivo a resisterle. Non mi veniva in mente più il giudizio del padre, mio amico,
non riuscivo a fare altro che a concentrarmi su di lei. Senza parole.

Quando tirammo il respiro decisi di chiederle di venire da me, al mio studio. In fondo eravamo praticamente sotto. Si trattava di salire una rampa di scale e saremmo stati più comodi e lontani dalla vista della gente.

Accettò subito.
Chiusi il portone alle nostre spalle e ricominciammo a baciarci avidamente. Quasi non riuscivo ad aprire un cancello interno. Ansimavamo rimbalzando fra le antiche mura.
Entrammo e facemmo l'amore.
Verso le quattro e mezza del mattino se ne andò, senza aprire una qualsivoglia relazione.
Ci siamo ritrovati numerose volte in seguito. Non ci siamo più lasciati andare: ognuno al proprio posto. Solo una volta all'inizio dell'estate scorsa ci siamo baciati di nuovo, ma fu uno sbaglio, da non ripetersi più.

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postato da lucavirgili alle ore 16:49
lunedì, 05 febbraio 2007

Dopo un mesetto mi ritrovai a Punta Ala di nuovo per una delle solite uscite in barca domenicali. Alla sera mi ritrovai a cena la signora della volta precedente e, come al solito, si sedette di nuovo accanto a me. Capii subito che era tinta di nero.
Durante la cena si comportò normalmente e, pensai, che, forse, avevo pensato male, che non avrebbe voluto insidiarmi. Quindi cercai di comportarmi tranquillamente, come se, la volta precedente, non mi fossi accorto di nulla.
Alla fine della cena usavamo fare un pò di karaoke e, conseguentemente, un pò di ballo. Come al solito mi dilettavo a far ballare le signore: mi è sempre parso cosa buona e giusta cercare di far divertire le commensali ed il ballo, a mio parere, è sempre ben accetto da quasi tutte. Quindi avevo iniziato da una parte e, piano, piano, andavo invitando tutte a ballare. Rotta la timidezza iniziale un pò tutti i commensali ballavano e diventava automaticamente una serata piacevole.
Ad un certo punto mi ritrovai la tipa di fronte e, con la naturalità che mi contraddistingue, me la ritrovai fra le mani. Le si accese un sorriso stile insegne americane ed iniziò il suo corteggiamento serrato. Senza pudore alcuno mi chiese se mi piaceva. Voleva la guerra, era chiaro e decisi di affrontarla. Negai di aver pensato che potesse essere brutta, ma non volli dirle se mi piaceva o no. Non contenta volle chiedermi se aveva qualcosa del suo corpo che accendeva le mie fantasie e, siccome stavamo ballando sulle note di una canzone lenta, con la mano sinistra fece una lenta pressione sulla mia nuca e mi avvicinò al suo volto. A questo punto avevo la sua bocca praticamente attaccata al mio collo. Avvertivo nitidamente il suo respiro nelle mie orecchie. Non volevo accettare il suo gioco quindi mi staccai per rispondere alla domanda che mia veva posto. Vidi balenare nei suoi occhi una certa indisposizione per quel mio gesto di difesa. Immediatamente le dissi che nel complesso era una bella donna e che non c'era una sola parte accettabile. Mi parve di aver dato una risposta diplomatica ed equilibrata all'occasione. Fece di nuovo pressione sulla mia nuca ma, questa volta, volle farmi notare il suo seno esagerato e, nel contempo si accostò ulteriormente al mio corpo. "Ma come? Non ti piace il mio seno?" ...E ora che le dicevo? Se lo avessi negato sarei stato un bugiardo e potevo fare la figura del coglione. Ma neppure volevo mollare sulla sua presa. Dovevo decidere cosa fare. Cedere o non cedere alle sue advances, che diventavano sempre più pressanti, divenne un momentaneo dubbio amletico. La logica, però, tardava a venirmi in aiuto, in quanto venivo abbastanza travolto dalla mia fisicità. Dovevo cercare di non farlo notare. Ma lei insisteva e avvertivo la sua pelle liscia sulla mia guancia. Mi chiesi cosa stessi rischiando alla fine. In fondo ero libero da ogni impegno sentimentale e sarebbe stato ingiusto non lasciarsi andare. Del resto era riuscita ad accendere i miei sensori e l'allarme rosso viaggiava già da un pò in tutto il corpo. Mi ritrovai la sua bocca a distanza millimetrica. Mentre ammiccavo un sorriso, ebbi modo di pensare che era una bella bocca, rosa, equilibrata nella forma, rassicurante, non mi avrebbe mangiato alla fine. Mi venne spontaneo baciarla. Da quel momento in poi il gioco continuò per un pò: io mi ritraevo e lei iniziava di nuovo la bagarre e mi baciava di nuovo. Nonostante l'eccitazione-ops ho utilizzato un eufemismo- cercai di ritrovare il cervello che si era perso nel mezzo dei miei pantaloni.
Il mio amico direttore mi volle venire in aiuto. Mi fermò a centro pista per ballare con la signora e le cedetti volentieri il posto. Ma lei non voleva mollare la presa su me e, alla fine della canzone, vidi che mi cercava con gli occhi. Nel frattempo mi ero messo a ballare con un'altra donna. Avvertii i suoi sguardi su di me e mi parvero pesanti. Non voli cederle più e non mi feci più riagguantare.
A fine serata mi avvicinò e mentre mi salutava mi sussurrò che prima o poi mi avrebbe preso e violentato. Le sorrisi, la baciai e mi accomiatai con eleganza. Dentro di me pensai che tutto sommato mi ero divertito.
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