Dagli Emirati Arabi volammo verso il continente africano, sorvolando l'Etiopia, poi il Kenia per giungere a Dar es Salaam.
Prima di partire avevo dato uno sguardo sulle mappe satellitari di google e mi ero fatto un'idea della città che mi sarei trovato di fronte. C'era un particolare che mi aveva colpito: i tetti delle abitazioni erano color argento e non riuscivo a percepire con quale materiale fossero costruiti.
Mentre attendevamo l'ordine di atterraggio, sorvolando in circolo la città, vidi la stessa immagine, ma, man di mano che ci abbassavamo di quota il dubbio andò a sciogliersi: le case avevano i tetti di lamiera ondulata.
Il traffico, dalla visione aerea, non mi parve consistente e mi parve di percepire che solo alcune arterie fossero asfaltate, mentre la gran maggioranza delle strade interne erano in terra battuta.
C'erano edifici di altra entità, naturalmente, alcuni condomini, qualche edificio moderno con grosse facce vetrate ed un porto consistente di colore grigiastro.
La terra, vista dall'alto, era marrone cupa tendente al rossastro.
Atterrammo e, finalmente ci avviammo verso la struttura della dogana, dove si formarono alcune file in attesa delle procedure d'ingresso.
Qui le operazioni si dilungarono in tempi allucinanti: i documenti passavano di mano in mano di alcuni agenti che controllavano con una incredibile premura ogni foto, ogni piccolo dettaglio dei vari passeggeri.
Al di là della dogana vedemmo l'ambasciatore che ci attendeva: era venuto a prenderci personalmente e questo fatto ci dette tranquillità
Dopo quasi un'ora riuscimmo ad entrare nel paese.
Dopo i saluti veloci, l'ambasciatore fece caricare i nostri bagagli nella macchina di servizio, un grosso fuoristrada color oro con le bandierine italiane sul cofano. L'autista era un tanzano di una cinquantina d'anni, vestito con pantaloni color kaki e camicia bianca con la bandiera italiana sulle spalline.
L'ambasciatore si accomodò nel sedile posteriore assieme al mio compagno di viaggio, suo nipote ed io mi sedetti nel sedile anteriore, a fianco all'autista.
Mentre ci trasferivamo verso la residenza diplomatica, ci bersagliò di domande inerenti all'ultimo Palio corso e fui bene felice di aggiornarlo nei minimi dettagli delle discussioni e delle polemiche affrontate, sia a livello civico che contradaiolo. Poi, accettando le nostre domande, ci descrisse la Tanzania partendo proprio dalle immagini che ci venivano proposte dalla strada.
Naturalmente non riuscivo a staccare gli occhi da ciò che ci circondava.
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