La costruzione, appartenuta ad uno spagnolo negli anni venti e trenta, si apriva all'interno con un giardino con una fontana al centro ed un porticato seguiva i tre lati dell'abitazione.
Accompagnato dalla servitù e dai cani dell'ambasciatore, mi avviai nella camera che mi era stata assegnata.
Un letto con la zanzariera mi aspettava già pronto per il riposo serale. L'arredo era in stile classico coloniale e l'impianto di condizionamento si notava che aveva sostituito le pale di un ventilatore precedente.
Il bagno era con vasca e doccia dopo le ore di viaggio mi venne spontaneo pensare ad una ripulita, ma, l'appuntamento che avevamo per una immediata gita nella città, impedì un lavoro completo ed ovviai con una sommaria rinfrescata.
Poco dopo eravamo pronti per ripartire e facemmo una prima visita ad un quartiere dove vi erano numerosi pittori che facevano mostra delle loro opere d'arte.
Mi venne da riflettere che se fossimo stati da soli avremmo potuto non trovare quell'area e perderci così quel mercato.
Là, per quanto mi riguarda, cominciai a comprendere i vari stili e, soprattutto, che dovevamo contrattare tutto.
Forte dell'esperienza australiana quando un dipinto aborigeno ci complicò la vita negli spostamenti tra un luogo ed un altro, decisi di rimandare gli acquisti al ritorno. Del resto, pensai, che se avessi visto il Paese e mi fossi riempito gli occhi dei paesaggi, della flora e della fauna, dei volti degli esseri umani, meglio sarei riuscito a scegliere qualcosa da portare in Italia.
Successivamente facemmo un giro lungo mare, per raggiungere un albergo dove avremmo preso un aperitivo.
Essendo sabato, scoprimmo che vi venivano festeggiati i matrimoni e in svariati punti, gruppi di persone coloratissimi e molto eleganti, guidati da gruppi musicali formati da percussionisti, trombettisti e strumenti a corda, sempre ben radunati ed ordinati, si dilettavano in feste danzanti. Rimanemmo a guardare affascinati per una ventina di minuti.
Risalimmo in macchina e poco dopo venimmo bloccati nel traffico da un corteo presidenziale: il premier si stava spostando proprio in quell'area quindi la polizia lo precedeva e creava il corridoio per il passaggio.
Arrivammo quindi all'albergo, un grattacielo anni ottanta, forse la costruzione più ardita di tutta Dar es Salaam. Venimmo accolti da una hostess che conosceva bene l'ambasciatore e che ci fece molte feste. Salimmo con un ascensore al livello del bar e, attraversata una sala completamente finestrata, ci sedemmo in un tavolo la cui vista aggettava sulla baia.
Ebbi una visione complessiva, dall'alto, del porto. Nonostante l'orario volgesse al tramonto, la luce era buona e permetteva di spaziare copn gli occhi in lontananza.
Devo dire che ero ancora scombussolato dal viaggio: avevamo attraversato già diverse realtà prima di arrivare a destinazione e avvertivo comunque qualche difficoltà a ricevere con chiarezza le emozioni offerte dal panorama.
A volte penso che la fretta sia nemica dei viaggi: non permette la comprensione del luogo dove ti trovi.
Mi rincuorai pensando che comunque la nostra visione sarebbe stata più approfondita in seguito. eravamo solo all'inizio della nostra permanenza.
Prendemmo un paio di caipirine a testa e poi tornammo alla residenza per la cena.
La padrona di casa ci stava aspettando e non volevamo fare cattiva figura.