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Parliamo di me di nome e di fatto Blogger: lucavirgili
Nome: Luca Virgili
Sono un agente immobiliare di giorno e, di notte, per hobby, un autore di teatro e televisione, spesso anche regista di entrambe le forme di spettacolo. Da poco ho iniziato anche a presentare spettacoli dal vivo e a condurre trasmissioni per una piccola rete privata.


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Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons. Affresco Luca Virgili Luca Virgili

postato da lucavirgili alle ore 17:52
giovedì, 23 agosto 2007

Nel silenzio notturno avvertimmo chiaramente il respiro di qualcosa.
Di certo non si trattava di un essere umano.
Il batticuore s'impossessò di entrambi.
Cosa poteva esserci fuori? Un animale feroce? Un leone, un leopardo...
Non poteva essere qualcosa del genere.
Eravamo paralizzati nei nostri letti, sommersi nelle zanzariere. Ogni nostro senso si era sviluppato: all'improvviso si erano accesi i recettori primordiali della paura e della sopravvivenza. Sembra poco verosimile a raccontarlo, ma è così. Da qualche parte, dentro di noi, sono quiescenti paure ancestrali e restano là assieme ai sensi sviluppatissimi degli uomini primitivi che ce li hanno tramandati.
Erano iene!
Ebbi un sussulto quando ne sentii una annusare la mia testa.
Non potevo apparirle commestibile e, senza riflettere, presi la bottiglietta spray dell'autan e lo spruzzai in direzione dell'animale.
Lo sentii nitidamente allontanarsi: la mia mossa priva di coscienza aveva sortito un risultato insperato.
Solo a quel punto parlammo e ci scambiammo le opinioni sulle nostre sensazioni.
Ci ridemmo su e ci incazzammo con il masai che doveva fare la guardia.
Poi la stanchezza prese il sopravvento e ci addormentammo pesantemente.

Al mattino successivo raccontammo al direttore del lodge della nostra avventura, ma lui escluse che il masai non fosse stato attento: sostenne invece che era stato lui, il grande guerriero, ad allontanare le iene.
Del resto quello era il suo mestiere.

Per noi aveva dormito: ci mettemmo a ridere e consumammo la nostra colazione, in attesa dell'arrivo di Yahaia.

Prima di lasciare il lodge trovai anche il tempo di girare un'intervista a tutto il personale.
Dovrò montare queste immagini prima o poi.

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postato da lucavirgili alle ore 17:23
giovedì, 09 agosto 2007

Abbandonammo il Tarangire park e ci indirizzammo verso il lodge che ci avrebbe ospitato per la notte.
Lungo la strada eravamo taciturni. Non parlavamo perchè le immagini della giornata si sovrapponevano nella nostra mente e, insieme, anche un pò di stanchezza.
Il mio compagno si addormentò pesantemente ed io non ebbi meglio da fare che lasciar scorrere il panorama davanti ai miei occhi.
Una striscia d'asfalto tagliava la prateria a metà, senza segnare alcun confine da un lato all'altro. I pastori con le mandrie di buoi fiancheggiavano la strada di tanto in tanto, indirizzati verso i loro piccoli insediamenti, quelli che avevo visto mentre sorvolavamo prima dell'atterraggio la Tanzania. Si trattava di capanne dalla forma rotonda, quattro o cinque in genere, circondate da recinti di acacie spinose a protezione dagli attacchi degli animali che ricevevano al loro interno anche le bestie vaccine.
Il fuoco era sempre acceso al loro interno e, sempre, una virgola di fumo si alzava lentamente verso il cielo.

Abbandonammo all'improvviso la strada asfaltata e ci inoltrammo  nella prateria in un territorio apparentemente alluvionale, o, quantomeno, durante la stagione delle piogge doveva esserlo, viste le buche che c'erano lungo il percorso. Il mio compagno ebbe un brusco risveglio!

Alla fine giungemmo al parcheggio di un campo tendato. Entrammo attraverso due pali ed una tavola con il nome del parco scritto sopra a mano e posteggiammo sotto ad una tettoia fatta con un pagliericcio.
Qui avemmo il primo approccio con il popolo Masai: assieme ad altri vi era un guerriero Masai. Si stagliava su tutti a causa dell'altezza superiore e, soprattutto era vestito con una tunica scarlatta che lo distingueva da tutti gli altri.

In men che non si dica erano tutti scatenati a cercare di conquistare le nostre valige ed io, commosso da tanta passione nel lavoro, lasciai al più giovane una lussuriosa mancia pari a dieci dollari, naturalmente sbagliando.
Creai un immediato scompiglio fra di loro che cominciarono a discutere animosamente sulla spettanza della somma che, giustamente, doveva essere salomonicamente suddivisa fra tutti.

Così, mentre loro si perdevano in mille parole suahili, noi predemmo coscienza dell'alloggio che ci era toccato: si trattava di una grossa tenda posta sopra ad una piattaforma di legno, all'interno della quale vi erano due letti con le logiche zanzariere ed un bagno.

Sapeva molto d'Africa.

Eravamo soddisfatti della collocazione e, dopo aver girato dei filmati e scattato numerose foto, decisi di passare alle abluzioni.
Provai l'acqua che veniva con uno scroscio deciso e decisamente soddisfacente.  Mi ci sarei gettato anche vestito, ma volli fare con calma, del resto saranno state più o meno le sei del pomeriggio. Quindi aprii la valigia cercai dei vestiti adatti per la cena, e poi feci la doccia, dove vi restai per una decina di minuti. Alla fine, soddisfatto e rilassato ne uscii. Venni subito pizzicato da una zanzara e ritornai velocemente alla concentrazione africana: avrei dovuto aspergermi di repellente, e, soprattutto prendere la pastiglia quotidiana antimalarica.

Il mio compagno si piccò per non lavarsi, visto che eravamo, nella savana, ed inoltre, per non cambiarsi. Nonostante lo coprissi di offese di ogni genere, volle fare così e rimase sudicio per tutto il seguito del safari. Guardandolo sommariamente non pareva che gli si stesse formando quella crosta di sudicio tipica di chi sta alla polvere tutto il giorno, se però si guardava più approfonditamente nel collo si vedevano delle rigature che non erano rughe, ma righe.

Sorvoliamo su questo dettaglio.

Andammo a cena e mangiammo con gusto una zuppa, che capimmo essere un piatto tradizionale.
Poi ci venne spiegato che avremmo dovuto andare a servirci autonomamente  presso il buffet dove era posizionata anche una brace, divisa in due settori: in uno venivano arrostite delle carni e nell'altro del pesce.
Mangiammo abbondantemente e abbondammo anche con il solito vino sudafricano. Alla fine facemmo amicizia con il direttore del lodge, un lavoratore indefesso a cui chiesi se, gentilmente, al mattino successivo, avei potuto fare una video intervista a lui ed al personale. Avevo in progetto di costruire un documentario africano per la tv per la quale collaboro.
Accettò, poi ci spiegò a lungo la durezza della vita africana, le speranze e, alla fine, mollò la presa su di noi. Del resto erano già le nove di sera!
Era ora di andare a letto.
Prendemmo dell'acqua in bottiglia per lavarci i denti e ci avviammo verso la nostra tenda.
Il cielo era stellatissimo e faceva effetto. Davanti a noi si aprì all'improvviso la prateria e vedemmo il Masai che aveva acceso un bel fuoco e se ne stava seduto a fianco.
Cosa ci faceva là?
Decidemmo di chiederlo al mattino successivo. Dentro la tenda preparammo tutto per il mattino successivo: attaccammo i telefoni in carica assieme alla videocamera ed alla macchina fotografica. Poi ci chiudemmo dentro alle zanzariere e ci mettemmo a leggere dei libri che ci eravamo portati dietro.
Ad un certo punto, avevo appena  cessato una discussione su dei vitigni  francesi, all'improvviso, da dietro alla tenda,cominciammo ad avvertire dei rumori.
Ci zittammo di botto.







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postato da lucavirgili alle ore 17:02
mercoledì, 01 agosto 2007

Appena entrati all'interno del parco ci rendemmo conto di essere nel mezzo di un'estesa prateria, punteggiata dagli enormi baobab e dagli erboloni bruciati dal sole.
Collinette rotonde segnavano i profili dell'orizzonte e, quasi immediatamente, enormi branchi di zebre e gnu che, in fila indiana, con passo lentissimo , come a sfidare un vento praticamente inesistente-c'era solo una leggera brezza calda-si prolungavano all'infinito verso chissà quale meta. Ovviamente tutti erano alla ricerca dell'acqua che in quella stagione cominciava a scarseggiare in quell'area, dando così inizio all'annuale migrazione.

Yahaia ci spiegò che zebre e gnu si completano a vicenda visto che le prime hanno la caratteristica di "sentire" i predatori a distanza e gli altri "conoscono" la strada per l'acqua.

Scattammo numerose foto e facemmo diversi minuti di filmati con le zebre che appoggiavano le teste l'una sull'altra dando una sensazione di pace e di amore.

All'improvviso fra gli erboloni apparve il nostro primo facocero. Rimasi colpito da questo simpaticissimo maialetto. Ha un fisicaccio da duro, ma l'espressione è buffa e ricorda qualche pasciuto umano abitante delle nostre campagne. In effetti corre velocissimo e si nutre razzolando al suolo, il tutto con la coda ritta.

Le antilopi di grande taglio si nutrivano in branco con un'apparente disattenzione ai pericoli.

I miei occhi si riempivano delle immagini che fino a quel momento erano solo nozioni virtuali apprese dalla televisione.

All'improvviso trovammo gli elefanti.
Prima un gruppo familiare con babbo, mamma e cucciolo che si dedicavano a sfogliare degli alberi alla ricerca di acqua e prelibate gemme.
Yahaia si premurò affinchè tenessimo il massimo silenzio: gli animali sembravano inoffensivi ed abituati alla presenza umana, ma era meglio non approfittarsi della loro bontà, vista la stazza.

Continuammo incessantemente ad aggirarci per il parco. Assillavamo Yahaia con delle domande da ragazzi, ma la riflessione era che là tutti ritornano ragazzi, o meglio, tutti hanno di nuovo il desiderio di scoprire la natura dimenticata.

Due elefanti all'improvviso si dedicarono ad una lotta: un gioco ma molto simile ad una vera lotta, tanto vicini da far battere il cuore, stringere la gola e ammutolire fino a che, uno dei due cedette, allontanandosi.

Giungemmo ad un lago e, dall'alto riuscimmo a vedere la fila degli animali che si addensavano ad abbeverarsi. Uccelli e mammiferi si moltiplicavano intorno agli elefanti che stavano tranquillamente in acqua bagnandosi con le proboscidi.
La natura sembrava serena.
Ma dove erano i predatori?
Cominciai ad assillare Yahaia con questo quesito: volevo vedere i leoni che aggredivano la preda.
Mi fu spiegato che si tratta comunque di realtà e le belve potevano cacciare nella notte piuttosto che nel giorno, momento in cui, magari, erano maggiormente presi dal sonno.
Nel pomeriggio, quando il sole calava irradiando un colore intenso e rossastro, dovemmo fermarci: una colonna di elefanti attraversava il nostro percorso con indifferenza.
Quell'immagine era il coronamento di quella splendida giornata africana e niente di più bello ci sarebbe stato proposto in quel giorno, al Tarangire park.

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