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Parliamo di me di nome e di fatto Blogger: lucavirgili
Nome: Luca Virgili
Sono un agente immobiliare di giorno e, di notte, per hobby, un autore di teatro e televisione, spesso anche regista di entrambe le forme di spettacolo. Da poco ho iniziato anche a presentare spettacoli dal vivo e a condurre trasmissioni per una piccola rete privata.


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Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons. Affresco Luca Virgili Luca Virgili

postato da lucavirgili alle ore 16:08
giovedì, 20 settembre 2007

La notte trascorse tranquillamente e, al mattino, verso le sette, ci alzammo, anzi mi alzai, visto che, il mio compagno di viaggio aveva tempi maggiormente dilatati nella reazione al risveglio.
Andai a far colazione e trovai che l'impostazione anglosassone avesse là lasciato un'impronta forte. Scelsi di consumare solo del caffè e della frutta, evitando accuratamente uova e bacon.
Dopo una buona mezzora giunse anche il mio compagno che, al contrario di me, usò ingozzarsi di ogni genere di cibarie. Ricordo di averlo osservato con aria schifita mentre si lasciava andare ad ogni genere di commento positivo nei confronti di tutti quei cibi grassi e dentro di me mi veniva da chiedermi come potesse fare a digerire al mattino cotante pietanze.

Alla fine arrivò Yahaia: ci parve subito certo di se stesso. Il parco che ci stava attendendo non poteva tradire le nostre aspettative. Ci sarebbero stati animali come avevamo desiderato fin dall'inizio del viaggio.
Ammetto che quasi non gli credevo, tanto che avevo anche pensato che fossimo andati in Africa in un momento in cui la grande migrazione avrbbe potuto aver già portato lontano gli animali.

Salimmo in macchina e partimmo per Ngoro Ngoro.
Dovevamo fare solo una trentina di chilometri per raggiungere la meta. Quindi si trattava in fondo di una  mezz'oretta di macchina e ci saremo tolti subito la curiosità.

Per giungere all'accesso del parco, affrontammo una forte ascensione, in quanto Ngoro Ngoro è il risultato dell'esplosione di un vulcano avvenuta milioni di anni fa. Del vulcano ne è rimasta la base, quindi con le macchine occorre salire fino alla vetta del bordo superiore del cratere, 2.200 mt, per poi ridiscendere successivamente verso il basso.

Quando arrivammo all'accesso del parco ci rendemmo conto della forte pressione turistica che vi era: vi saranno stati una quarantina di mezzi in attesa di svolgere le operazioni d'ingresso.

Yahaia ci lasciò scendere dalla macchina, per coprire il tempo in cui lui si occupava dell'accesso.
Naturalmente ce ne andammo al bagno immediatamente e poi, per perdere tempo visitammo il minimuseo in cui veniva descritto, in tavole illustrate, lo sviluppo dell'essere umano dalla scimmia all'ominide. Una serie di tavole andavano a descrivere il sito archeologico di Laetoli , luogo vicino a Ngoro Ngoro,dove erano state recuperate le tracce lasciate dai piedi di alcuni ominidi-afarensis- (sono immagini famose che si trovano in tutti i libri di storia) vecchie di tre milioni e settecento anni  e questo fatto accese la nostra fantasia. Le tracce erano di tre ominidi, due grandi ed un piccolo, e di animali che erano passati sulle ceneri laviche raffreddate dalla pioggia. Se chiudevamo gli occhi potevamo pensare ai nostri avi che avevano avuto un duro passato ma che avevano lasciato una traccia indelebile nella storia.

Yahaia tornò, finalmente e nella bruma mattutina della montagna attraversammo le barriere e cominciammo la discesa. Chiesi a Yahaia se fosse stato possibile vedere il sito archeologico e ci disse che dovevamo scegliere visto che per raggiungerlo dovevamo allontanarci di una quarantina di chilometri. Magari era meglio vedere il parco e decidere successivamente.

Il non aver visto ancora i leoni ed i leopardi mi portava ad essere insoddisfatto ed il sito archeologico avrebbe in un qualche modo potuto mitigare questa insoddisfazione con la vista di qualcosa di eccezionale.

Mentre facevo queste riflessioni, Yahaia si fermò con la macchina in una piazzola.
Ci chiedemmo il perchè.
Prese due  binocoli e dopo aver dato una sbirciata veloce, ce li fornì indicando dove guardare. Ci trovavamo proprio in mezzo ad una nuvola, ma, al di sotto, vi era un panorama chiaro e limpido.
Ci rendemmo conto di poter vedere nel suo intero il cratere.
Piccoli boschi, praterie, fiumi vi scorrevano all'interno. Enormi mandrie di animali si muovevano.
Cosa stavamo vedendo?
Il cratere era una sorta di enorme arca.
Guardai finalmente Yahaia con soddisfazione e cercai di vedere in lui un moderno Noè che ci mostrava l'enorme collezione di animali da salvare. Lui sorrideva soddisfatto della sorpresa, mostrando una dentatura bianca e perfetta.

L'immagine che ci era stata proposta ci aveva tolto il fiato ed ogni tentativo di filmare o di fotografare il cratere dall'alto ci presentò enormi difficoltà in quanto il panorama era così ampio da perderci l'occhio dal vivo, inimmaginabile con il fuoco delle nostre macchine, nonostante l'uso dei grandangoli.

Man di mano che passava il tempo si schiariva sempre di più lo spazio antistante a noi e finalmente avemmo una visione d'insieme, il cratere copriva un'area di 260 km quadrati: semplicemente immenso.

Risalimmo in macchina ed andammo, con il cuore che batteva, in direzione del centro dell'arca.
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postato da lucavirgili alle ore 18:04
mercoledì, 12 settembre 2007

Per perdere tempo, in attesa del ritorno di Yahaia, convincemmo il receptionist del lodge, Lambrus, a concedere una video intervista sulle avventure di caccia.
Immediatamente gli si illuminarono gli occhi e si aprì in racconti che, alle nostre orecchie, sfioravano il fantastico. Insomma pensammo, lì per lì, che i cacciatori di tutto il mondo avessero una certa inventività che li accomunava globalmente.

Lambrus esagerò con racconti di leopardi che assalivano ignari europei, ferendoli in maniera seria ed elefanti incazzati che strappavano le braccia dei battitori.

Alla fine del suo racconto volle dichiarare la sua bravura e la sua professionalità per cacciatori che volessero cimentarsi nell'arte venatoria nelle savane circostanti.

Ci parve buffo.

Poi arrivò Yahaia.
Per perdere tempo ci fece fare un giro intorno a Karatu.
Le campagne circostanti ci dettero la sensazione di trovarsi di fronte ad una società agricola.
Come al solito vi erano delle mandrie di piccoli buoi guidate da giovanissimi. Poi nei campi la terra rossa mostrava delle colture ordinate. I contadini erano piegati sulle piante, dediti alla loro cura.
Delle donne, come al solito, portavano verso il paese, delle verdure in dei cesti oblunghi posizionati sulle loro teste. Il loro portamento era regale.

Un campo da calcio senza alcuna riga di confine, dove solo due porte segnavano i lati corti, era popolato da alcuni ragazzini che si rincorrevano scalciando un pallone.

Poi entrammo dentro al paese.
Le case erano in legno, per lo più, con un piccolissimo recinto esterno. Alle finestre vi erano delle inferriate: chissà se era per difendersi dagli animali feroci, oppure dagli attacchi di belve umane, magari molto più pericolose delle fiere.

Fra i fabbricati, qualche negozio di bibite o qualche meccanico che si aggirava intorno alle carcasse delle macchine che venivano miracolosamente aggiustate.

Un negozio di scarpe con tanti sandali con delle suole tratte evidentemente dai copertoni usati e così riciclati.

In Africa nulla si distrugge e tutto si ricicla.

Fra le costruzioni ve ne era una particolarmente fatiscente, senza porte e senza finestre. Dentro a quest'immobile vedemmo tanti bambini.
Yahaia capì che eravamo colpiti. Ci spiegò che era la scuola del paese.
Ci fece scendere e parlò con il maestro il quale ci accolse e ci spiegò che stava tenendo una lezione di matematica. Dietro alle mie spalle vi era una lavagna dove vi erano stati scritte delle operazioni. I bambini si misero tutti a ridere contemporaneamente e li salutai con Yahaia che faceva la traduzione delle mie frasi.
Avemmo il tempo d'insegnare loro "ciao" in italiano e, alla fine, chiedemmo al maestro cosa potessimo fare per aiutarli. Ci disse che erano a corto di quaderni e di penne e chiedemmo a Yahaia se fosse il caso di far loro una donazione. Yahaia approvò decisamente il gesto e noi facemmo un'offerta al maestro, che non smise più di ringraziarci.

Salutammo i bambini e ce ne ritornammo al lodge con una certa velatura di tristezza. Certo era che, nonostante tutto, i bambini non erano infelici ed il sorriso non mancava loro e ciò ci rincuorò.

Una volta fatte le abluzioni serali, ci abbandonammo di nuovo alle cibarie.
Questa volta vedemmo tutti gli ospiti al gran completo: vi era un gruppo di scozzesi, tutti rasati a zero stile hooligans, ma molto molto simpatici, degli spagnoli, molto contenuti nelle loro espressioni e degli americani, tipicamente sbracati.
Noi due sembravamo una coppia di checche.
Ci mettemmo a ridere su questo.
A fine cena trovammo il sistema per bere dei whisky con gli scozzesi i quali ci raccontarono che avevano fatto la scalata del Kilimangiaro e ci parve una cosa forte che non avevamo pensato mai di fare, neppure in fase di progettazione del viaggio. In fondo eravamo stati un pò vigliacchi, ma tutto tutto non si può mai avere.


 
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postato da lucavirgili alle ore 11:53
martedì, 04 settembre 2007

Ci spostammo in direzione del parco di Ngoro Ngoro.
Era dall'inizio del viaggio che aspettavamo quel momento. Il parco di Ngoro Ngoro è uno dei parchi oggetto di riprese più importanti di tutta l'Africa ed il desiderio di arrivarvi di persona era grande.

Siccome però il trasferimento era piuttosto lungo avremmo avuto la visita solo al giorno successivo. Quindi Yahaia ci fece fare alcune tappe lungo il tragitto.
Il nastro d'asfalto che attraversava la savana era nuovo di zecca ed era frutto di un finanziamento giapponese: la Tanzania utilizzava così gli aiuti internazionali, potenziando le infrastrutture per incrementare la viabilità turistica.
Durante il viaggio espressi il desiderio di ricomprare dei nastri per la mia videocamera. Capii subito che si trattava di un'operazione complessa: non sarebbe stato facile reperirli in quell'area così selvaggia.
Per trovarli dovemmo andare presso una struttura alberghiera importante e li pagai a peso d'oro: tre nastri da un'ora me li fecero pagare 90 dollari!
Cosciente di averli strapagati non mossi ciglio, del resto sai quante "sole" vengono annualmente tirate ai turisti nostrali in visita alle nostre città d'arte!
Ci fermammo poi presso un centro commerciale che vendeva, come al solito, i soliti manufatti lignei e, in un negozio particolare, allestito all'interno, una sorta di gioielleria, dove dei gestori di origine indiana vendevano delle pietre grezze locali, la tanzanite.
La tanzanite è una pietra dal colore azzurrognolo, molto pregiata. Mi spiegarono che si trattava di una pietra ad origine vulcanica esclusiva di quell'area.
Era la prima volta la vedevo e ne chiesi il prezzo: aveva un costo elevatissimo, molto vicino ai diamanti. Rinunciai all'acquisto, nonostante fossi tentato, in quanto non sapevo se avrei fatto un buon affare: i nastri avevano compromesso la mia fiducia nei confronti dei mercanti di quella zona.
Discutendo con l'ambasciatore, successivamente, venni a capire che, se l'avessi acquistata, avrei fatto un notevole guadagno, visti i prezzi che raggiungeva in Europa. Rimasi deluso da me stesso: dove era finito il mio fiuto per gli affari?

Successivamente Ci trasferimmo presso il lodge che ci avrebbe accolto in attesa di andare a Ngoro Ngoro.
Il lodge era sito presso il villaggio Karatu, una doppia fila di case con in mezzo la strada.
Ai lati della strada, come al solito si svolgevano le attività lavorative, i meccanici riparavano i mezzi, fatiscenti e rugginosi come sempre,  le donne si muovevano con le merci appena acquistate ai mercati.

Arrivammo al lodge e, finalmente, posammo i bagagli.
Ci parve veramente accogliente e dopo le abluzioni del caso, andammo al ristorante dove mangiammo con gusto.


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