La notte trascorse tranquillamente e, al mattino, verso le sette, ci alzammo, anzi mi alzai, visto che, il mio compagno di viaggio aveva tempi maggiormente dilatati nella reazione al risveglio.
Andai a far colazione e trovai che l'impostazione anglosassone avesse là lasciato un'impronta forte. Scelsi di consumare solo del caffè e della frutta, evitando accuratamente uova e bacon.
Dopo una buona mezzora giunse anche il mio compagno che, al contrario di me, usò ingozzarsi di ogni genere di cibarie. Ricordo di averlo osservato con aria schifita mentre si lasciava andare ad ogni genere di commento positivo nei confronti di tutti quei cibi grassi e dentro di me mi veniva da chiedermi come potesse fare a digerire al mattino cotante pietanze.
Alla fine arrivò Yahaia: ci parve subito certo di se stesso. Il parco che ci stava attendendo non poteva tradire le nostre aspettative. Ci sarebbero stati animali come avevamo desiderato fin dall'inizio del viaggio.
Ammetto che quasi non gli credevo, tanto che avevo anche pensato che fossimo andati in Africa in un momento in cui la grande migrazione avrbbe potuto aver già portato lontano gli animali.
Salimmo in macchina e partimmo per Ngoro Ngoro.
Dovevamo fare solo una trentina di chilometri per raggiungere la meta. Quindi si trattava in fondo di una mezz'oretta di macchina e ci saremo tolti subito la curiosità.
Per giungere all'accesso del parco, affrontammo una forte ascensione, in quanto Ngoro Ngoro è il risultato dell'esplosione di un vulcano avvenuta milioni di anni fa. Del vulcano ne è rimasta la base, quindi con le macchine occorre salire fino alla vetta del bordo superiore del cratere, 2.200 mt, per poi ridiscendere successivamente verso il basso.
Quando arrivammo all'accesso del parco ci rendemmo conto della forte pressione turistica che vi era: vi saranno stati una quarantina di mezzi in attesa di svolgere le operazioni d'ingresso.
Yahaia ci lasciò scendere dalla macchina, per coprire il tempo in cui lui si occupava dell'accesso.
Naturalmente ce ne andammo al bagno immediatamente e poi, per perdere tempo visitammo il minimuseo in cui veniva descritto, in tavole illustrate, lo sviluppo dell'essere umano dalla scimmia all'ominide. Una serie di tavole andavano a descrivere il sito archeologico di Laetoli , luogo vicino a Ngoro Ngoro,dove erano state recuperate le tracce lasciate dai piedi di alcuni ominidi-afarensis- (sono immagini famose che si trovano in tutti i libri di storia) vecchie di tre milioni e settecento anni e questo fatto accese la nostra fantasia. Le tracce erano di tre ominidi, due grandi ed un piccolo, e di animali che erano passati sulle ceneri laviche raffreddate dalla pioggia. Se chiudevamo gli occhi potevamo pensare ai nostri avi che avevano avuto un duro passato ma che avevano lasciato una traccia indelebile nella storia.
Yahaia tornò, finalmente e nella bruma mattutina della montagna attraversammo le barriere e cominciammo la discesa. Chiesi a Yahaia se fosse stato possibile vedere il sito archeologico e ci disse che dovevamo scegliere visto che per raggiungerlo dovevamo allontanarci di una quarantina di chilometri. Magari era meglio vedere il parco e decidere successivamente.
Il non aver visto ancora i leoni ed i leopardi mi portava ad essere insoddisfatto ed il sito archeologico avrebbe in un qualche modo potuto mitigare questa insoddisfazione con la vista di qualcosa di eccezionale.
Mentre facevo queste riflessioni, Yahaia si fermò con la macchina in una piazzola.
Ci chiedemmo il perchè.
Prese due binocoli e dopo aver dato una sbirciata veloce, ce li fornì indicando dove guardare. Ci trovavamo proprio in mezzo ad una nuvola, ma, al di sotto, vi era un panorama chiaro e limpido.
Ci rendemmo conto di poter vedere nel suo intero il cratere.
Piccoli boschi, praterie, fiumi vi scorrevano all'interno. Enormi mandrie di animali si muovevano.
Cosa stavamo vedendo?
Il cratere era una sorta di enorme arca.
Guardai finalmente Yahaia con soddisfazione e cercai di vedere in lui un moderno Noè che ci mostrava l'enorme collezione di animali da salvare. Lui sorrideva soddisfatto della sorpresa, mostrando una dentatura bianca e perfetta.
L'immagine che ci era stata proposta ci aveva tolto il fiato ed ogni tentativo di filmare o di fotografare il cratere dall'alto ci presentò enormi difficoltà in quanto il panorama era così ampio da perderci l'occhio dal vivo, inimmaginabile con il fuoco delle nostre macchine, nonostante l'uso dei grandangoli.
Man di mano che passava il tempo si schiariva sempre di più lo spazio antistante a noi e finalmente avemmo una visione d'insieme, il cratere copriva un'area di 260 km quadrati: semplicemente immenso.
Risalimmo in macchina ed andammo, con il cuore che batteva, in direzione del centro dell'arca.
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