Giungemmo alla base del cratere.
Eravamo eccitatissimi. Qui la terra era bianca, quasi sabbiosa e, apparentemente, secca. Cominciammo a percorrere dei viottoli segnati dallo scorrere dei veicoli dei turisti. Intorno a noi altri mezzi si spostavano in svariate direzioni, a seconda del piacimento della guida che guidava. Questo fatto di aver tanti mezzi intorno mi rendeva dubbioso sulla riuscita della giornata. Sembrava che troppa gente volesse vedere gli animali e che questo gran movimento potesse spaventarli, fino a farli nascondere.
Invece, quasi subito, entrammo a contatto con i bufali, degli splendidi esemplari che erano fermi sotto l'ombra di alcuni alberi. Uno era disteso e due in piedi. Mentre li stavamo riprendendo veniamo subito circondati dai leoni che non ci guardano neppure e, lentamente, vanno nella direzione dei bufali.
Caspita!
Avevo aspettato i leoni con tanta intensità che il ritrovarli così, all'improvviso, sotto i miei occhi mi parve illogico e poco normale. Pensavo di doverli vedere da lontano, guardinghi e poco socievoli con l'essere umano, pensavo di dover fare un appostamento per poter vedere la loro vita privata. Invece erano là, tranquilli, quasi come se le macchine ed il tran tran non contasse e si spostavano alla ricerca del loro cibo quotidiano.
Non eravamo al circo, però! Yahaia ebbe a specificarlo subito. In presenza dei leoni non si poteva assolutamente scendere dal mezzo, che ai loro occhi non pareva essere animato, neppure da noi, col nostro odore umano, evidentemente non preferito dalle belve feroci.
Pensai di essere fortunato e di vedere una scena da mondo di Quark. Già m'immaginavo di vedere una caccia al bufalo come si vede in Tv, quindi feci stare un quarto d'ora ferma la macchina per riprendere l'eventuale attacco delle belve. Invece non accadde niente e ripartimmo.
Subito dopo trovammo una coppia di struzzi, maschio e femmina, che attraversavano il nostro percorso. Il loro incedere era lento ed elegante, con le enormi gambe che sfilavano una davanti all'altra e le teste che si giravano solo per vedere che faccia avessimo noi intrusi.
Un mare di zebre si aprì all'improvviso sotto ai nostri occhi.
Certi uccelli si appoggiavano sui corpi bianco e neri. Un corso d'acqua segnava il confine della mandria. Alcune stazionavano, altre si abbeveravano, poco alla volta.
Nel lago una folta popolazione di grù e trampolieri di svariata foggia.
Il mio compagno scattava foto ormai senza soluzione di continuità ed il ticchettio della sua fotocamera batteva il tempo nel silenzio della natura.
Seguitammo a muoverci senza seguire una particolare logica, se non alcuni messaggi che arrivavano in macchina mediante le comunicazioni delle altre macchine, che segnalavano le varie razze animali a destra o a manca.
Ad un certo punto c'imbattemmo in un laghetto intorno al quale una squadra di iene stava riposando. Cosa potevano aver fatto nella notte? Probabilmente avevano cacciato, magari lottando il cibo con i leoni, a loro rischio e pericolo, vista la diversa mole degli animali.
Fotografammo le bestie e poi ci spostammo di nuovo.
All'improvviso, dietro una collinetta, una famiglia di leoni stava riposando. Fermammo il mezzo immediatamente. Eravamo non più distanti di qualche metro, massimo quattro-cinque. Le bestie erano distese in ordine sparso. Un maschio sonnecchiava e due femmine erano sdraiate nei pressi. Una terza era staccata dal gruppo con una ferita nel dorso lunga una ventina di centimetri.
Chissà quale lotta avrà dovuto affrontare per procurarsi quell'ulcerazione, forse durante la caccia notturna, forse in una discussione poco delicata con le proprie colleghe, oppure un assalto focoso del maschio?
Due piccoli si avvicinarono alla ricerca dell'ombra sotto al nostro veicolo ed una femmina subito li seguì, con lo scopo di trovare della frescura e non certo per controllarli.
Anche il maschio, pigramente, si alzò e seguì gli altri nei pressi della ruota di destra posteriore.
Yahahia per evitare che le bestie rimanessero sotto al mezzo accese all'improvviso il motore, spaventando le fiere che senza scomporsi troppo si fecero un poco da parte.
Ma la situazione durò poco e i piccoli sfrontatamente tornarono e così anche i grandi.
Ci spostammo di qualche metro per vedere se si spaventavano un poco di più, invece niente.
Così dopo un pò di tira e molla ci allontanammo, questa volta in maniera definitiva.
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