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Parliamo di me di nome e di fatto Blogger: lucavirgili
Nome: Luca Virgili
Sono un agente immobiliare di giorno e, di notte, per hobby, un autore di teatro e televisione, spesso anche regista di entrambe le forme di spettacolo. Da poco ho iniziato anche a presentare spettacoli dal vivo e a condurre trasmissioni per una piccola rete privata.


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Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons. Affresco Luca Virgili Luca Virgili

postato da lucavirgili alle ore 11:30
martedì, 27 novembre 2007

Al risveglio, consumata la solita robusta colazione, lasciammo il lodge di Karatu. Yahaia  indirizzò immediatamente  il veicolo verso il Manyara Park, dove avremmo fatto l'ultima escursione.

Percorsi diversi chilometri giungemmo finalmente all'ingresso del Manyara. Qui come al solito scendemmo dal mezzo in attesa dell'espletamento delle pratiche di accesso da parte di Yahaia. Mentre osservavamo una cartina del parco, giunse un altro fuoristrada con altri turisti. Uscirono tutti di macchina allegramente, lasciando tutte le portiere aperte. Erano anglosasssoni, almeno per quello che potevano udire dalle loro espressioni. Erano felici, probabilmente all'inizio del loro viaggio ed erano probabilmente molto eccitati dall'attesa.

Li comprendevamo,  anche noi eravamo così eccitati all'inizio del viaggio.
Poi erano un bel gruppo e facevano molto rumore.

Ma una sorpresa li attendeva.
Di soppiatto vedemmo avanzare un gruppo di babbuini che con destrezza entrarono dentro alla macchina e cominciarono a rovistare tra le borse dei turisti.
Alla fine trovarono quello che li interessava: le colazioni al sacco!

Un turista si volse verso la macchina e cominciò ad urlare: " Baboons...Baboons!" Le scimmie cominciarono a cacciare delle urla di sfida, trascinando a terra le borse di plastica, che si strapparono e lasciarono cadere a terra il loro prezioso contenuto.
I turisti si agitarono tutti insieme all'improvviso e cominciarono ad urlare e le scimmie arretrarono la loro posizione fino a scomparire nella foresta, ricchi di tutto ciò che avevano potuto afferrare.

Noi osservammo la scena con un certo compiacimento perchè vedevamo in loro le malcapitate matricole che erano oggetto della burla degli animali, una sorta di pegno per chi si presentava per la prima volta nella foresta.


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postato da lucavirgili alle ore 08:47
mercoledì, 21 novembre 2007

Facemmo a tempo a trovare un rinoceronte.

Se ne stava immobile in mezzo ad una prateria: pareva bloccato dal vento. Lo filmammo per un pò, sperando che si muovesse. Invece rimaneva lì, senza moto, statuario, come un monumento alla natura imperante.

Ci muovemmo e in un lago trovammo gli ippopotami. Saranno stati una ventina. Erano un bel gruppo tutti insieme a bagno. SI immergevano nelle acque accostati l'uno all'altro, soffiando ogni tanto degli spruzzi d'acqua in alto e dandosi noia l'un l'altro fino a spalancare le enormi fauci da cui spuntavano gli enormi denti con i quali stritolavano l'erbe di cui si cibano. Con le luci del sole al tramonto che brillavano sulla loro pelle bagnata fissate nella nostra memoria, ce ne andammo e decidemmo di chiudere quella splendida giornata.

Le emozioni erano state tante e ritenemmo quell'esperienza gigantesca ed irripetibile.

Ci fermammo in un'area di parcheggio per espletare un minimo di bisogni fisiologici. Facemmo le ultime fotografie ad degli uccelli multicolori ed ad un teschio di gnu che campeggiava nei pressi, dopodichè ripartimmo alla volta del lodge.

Durante il viaggio di ritorno il mio compagno di viaggio crollò in un sonno profondo. La fatica della giornata lo aveva gettato fra le braccia di Morfeo. Risposi io ad una telefonata dell'ambasciatore che voleva aver notizie della gita a Ngoro Ngoro. Mi trovò entusiasta, come un bambino e ne fu felice.

Alla fine giungemmo al lodge, a Karatu.

Mi gettai sotto la doccia per togliermi la polvere che mi si era incrostata nella pelle, anche attraverso i vestiti.
Piano piano le forze riapparvero e cominciò a farsi sentire anche un certo appetito. Del resto in tutta la giornata avevamo mangiato un panino.

Naturalmente il mio compagno non si lavò e continuò a rimanere sozzo, secondo la sua filosofia.

Ci vestimmo civilmente e andammo alla cena, nella zona ristorante, dove un braciere era attivo e produceva carni di svariato genere.

Mangiammo avidamente assaggiando l'ennesimo vino sud africano.
Decidemmo che molti vini bianchi a base chardonnay  erano positivi ed accettabili. Al contrario i vini rossi non erano un gran che: avevamo trovato solo un vino prodotto con un Syrah in purezza che poteva essere buono.

Dopo cena ritrovammo Lambrus al bar e sorseggiando del whisky, parlammo della giornata e raccontammo la bellezza della natura che avevamo visto.

Parlammo anche dei Masai che avevamo visto e commentammo la volontà di alcuni di loro di cambiare la vita e di prendere gli usi moderni. Lambrus ci spiegò che la trasformazione era inevitabile, nonostante molti non vogliano cambiare.

Mi venne in mente che fra venti anni anche i Masai potrebbero non esservi più, insieme a molti degli animali che avevo potuto ammirare.
Questo pensiero mi turbò.

Andammo a dormire e dopo aver letto alcuni passi di un libro, anch'io mi addormentai pesantemente.



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postato da lucavirgili alle ore 17:25
mercoledì, 14 novembre 2007

Gnu...Gnu!
La g pronunciata gutturale rimbombava nell'espressione sorridente d Yahaia.
La mandria era sparsa per un paio di ettari intorno a noi. Un vento caldo ma teso alzava polvere intorno agli animali. Gli gnu si esprimevano con un suono a metà fra il muggito bovino ed il raglio dell'asino. Ogni tanto qualche capo accennava un tempo di galoppo scoordinato e sconclusionato, come è loro tipico.
Ricordo, con affetto, quando, da liceale, vidi alla televisione il primo documentario, probabilmente prodotto dalla BBC, sulla grande migrazione degli gnu. Sicuramente era ambientato nel Serengeti, poco distante da dove ci trovavamo. Mi colpì molto l'animale: mi pareva buffo, scoordinato e scatenato durante il suo percorso nella migrazione e divenne oggetto di diaboliche imitazioni a scuola, quando mi agitavo per fare il clown.
Eccoli quindi davanti a me, erano veri.
Insieme a loro, come al solito, le zebre e, a sorpresa, le iene.
Cosa facevano nel gruppo le iene?
Erano a caccia?
Le seguii con gli occhi mentre costeggiavano in maniera circospetta la mandria. Le persi mentre filmavo, ma, quando ci muovemmo con il mezzo, dopo un pò riapparvero ormai distanti dagli gnu. Chissà quale meta le aspettava.

Sentimmo gracchiare la radio: "Lions...lions..."Yahaia si precipitò nel luogo che avevano descritto. Vedemmo due macchine dal lato opposto, dense di turisti, che osservavano qualcosa in un campo.
Subito vedemmo una leonessa che teneva in bocca una grossa testa di antilope, con un bel pezzo di colonna vertebrale attaccata.
Era ben spolpata, ma la leonessa la trascinava fieramente mentre una iena arrivava velocemente verso di lei.
La leonessa lasciò andare la testa e si rivolse verso la iena, con autorità, tanto da fermare la iena ad alcuni metri di distanza. Nel frattempo, una piccola volpe era sopraggiunta sul luogo e osservava l'evolversi della situazione che si era creata fra iena e leonessa. La leonessa riprese la testa in bocca e si allontanò di qualche passo e la iena  la seguì immediatamente. Subito la leonessa ebbe uno scatto violento verso la iena che, questa volta prese le distanze. Mentre avveniva questa schermaglia tra le due fiere, un uccello spazzino era atterrato a fianco della carcassa e veniva allontanato di poco dalla volpe che rivendicava anch'essa la propria superiorità. La leonessa si accorse anche delgi altri due animali e accennò appena la difesa che si allontanarono di conseguenza.
Ad un certo punto vedemmo avvicinarsi al luogo anche un leone. Cosa sarebbe accaduto?
Parve  quasi umano nel suo comportamento: era venuto per convincere la leonessa a lasciare la carcassa agli altri animali: avevano già mangiato tutto sommato.  Ci riuscì e la portò via con sè, non senza aver spaventato quanto potevano la iena che , mestamente, prese un'altra direzione, facendo la felicità della piccola volpe e dell'uccello spazzino.

Era la natura che faceva il proprio corso.
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postato da lucavirgili alle ore 11:18
martedì, 06 novembre 2007

Ci imbattemmo poco dopo in enormi branchi di antilopi. Vi erano di ogni genere e di ogni taglia, tutte in gruppo, come se andassero determinando una compattezza sociale determinata dalla razza. Apparentemente non sembravano affatto spaventate dalla nostra presenza, ma si vedeva che brucavano con le orecchie sempre in movimento: sarebbe bastato un movimento brusco o un rumore inaspettato a far scattare la mandria lontano.

Mantenemmo il silenzio per tutto il tempo che rimanemmo lì per filmare e fotografare, poi ripartimmo e, mentre la radiomobile di bordo gracchiava informazioni, ripartimmo per il percorso in terra bianca battuta.

Incontrammo un bel gruppo di facoceri che molto più freneticamente con il grugno simpatico grifavano il suolo alla ricerca di succulenti tuberi. Dissi al mio compagno che alla fine mi risultavano i più simpatici, forse anche per il loro aspetto fumettistico: non mi stancavo mai di guardarli.

 Mi sorse un dubbio metempsicotico: mica sarò stato un facocero in un'altra vita?
Lo dissi al mio compagno che si mise subito a ridere, lo tradusse a Yahaia che si mise a ridere di conseguenza. Riaccendemmo i motori e ripartimmo.

Lungo la strada trovammo un antilope morta. Ci fermammo e Yahaia scese, senza timore, per visionare la carcassa. Scacciò un corvo ed un altro rapace spazzino che stazionavano nei pressi, poi si accucciò per osservare da vicino.
Era sicuramente morta poche ore prima, disse, probabilmente poteva essere sbattuta contro un mezzo, una macchina, perchè non portava i segni di un'aggressione. Risalì in macchina dicendo che sarebbe diventata cibo per le iene, che, stranamente, non erano già  sul posto.

Facemmo ancora un pò di strada e, alla fine, ci fermammo per mangiare. Avevamo un pasto al sacco preparato dal gestore del lodge. Yahaia ci permise di scendere dalla macchina, ma si raccomandò che non ci allontanassimo oltre un paio di metri. Da immaginare la preoccupazione di mangiare e di espletare il minimo delle funzioni fisiologiche con gli occhi spalancati.
Eravamo come le antilopi: ci nutrivamo sapendo di correre un pò di rischio. Meno delle antilopi perchè saremmo potuti saltare in macchina al volo. Questo ci fece un pò battere il cuore: ci dette un pò di adrenalina per far diventare piacevole anche quel momento.

Yahaia ci spiegò che i leoni maschi giovani quando escono dal branco vanno quasi sempre in coppia e sono pericolosi perchè non hanno una coscienza delle prede da cacciare. Quindi anche noi potevamo essere un'eventuale preda e lì intorno potevano celarsi giovani belve affamate.

Tracannammo i nostri panini e risalimmo di corsa in macchina, forse in maniera n pò vile, ma, di certo, sicura!

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