La sera cenammo al ristorante davanti a casa e subito dopo decidemmo di andare alla discoteca che era in una palafitta sul mare ad un chilometro di distanza.
Di notte c'era la bassa marea che permetteva di avere la spiaggia facilmente passeggiabile, illuminata esclusivamente dalla luce lunare.
Ci incamminammo chiacchierando piacevolmente: quella era la prima volta che ritrovavamo una serata estiva simile a quelle di ogni altra parte del mondo.
Eravamo eccitati.
A metà strada ci fermammo qualche secondo per capire quanto mancasse ad arrivare alla meta e ci rendemmo conto che la palafitta era ancora distante. Era anche molto presto, nonostante il buio assoluto che ci circondava e, quando giungemmo, ci rendemmo conto di essere giunti là ad un orario antidiluviano.
Entrammo dentro al locale e ci dissero che la serata sarebbe iniziata non prima delle dieci e trenta. Guardammo l'orologio e vedemmo che erano dieci alle dieci. Chiedemmo se fosse possibile bere qualcosa in attesa e ci fecero accomodare. Tutti erano italiani e la cosa ci fece sentire un pò come a casa.
Prendemmo un paio di whisky a testa e li sorseggiammo continuando a chiacchierare. Il banco era disposto sulla destra entrando. Sopra alle nostre teste vi era un padiglione in legno che faceva da copertura. Poi, continuando, vi era il palco del Dj ed, infine la pista che era tutto lo spazio a forma di ferro di cavallo con i tavoli e le sedie lungo i bordi.
Era strano vedere un locale vuoto.
Vi erano i dipendenti che si agitavano nel preparare le cose che sarebbero servite loro nel corso della serata. Chiesi di pagare e siccome avevo una banconota da cento dollari mi fu risposto che non avevano ancora da farmi il resto. Avrei dovuto attendere l'arrivo del gestore.
Arrivò alle dieci e trenta esatte, per l'orario d'inizio della serata e ebbi a capire subito che i prezzi erano doppi: se avessimo pagato in dollari o in euro avrebbero arrotondato la cifra in eccesso: era maggiormente conveniente pagare in moneta locale.
Trovai la cosa ingiusta visto che era praticata da italiani. Ne capivo la loro convenienza ma non la volevo accettare così abbozzai una mezza discussione col gestore. Naturalmente ci rimanemmo immediatamente antipatici l'un l'altro.
Iniziarono a giungere gli avventori del locale che si popolò in fretta e, di conseguenza partì la musica. Il Dj ci riportò con la mente all'Italia e alla classifica che avevano lasciato una decina di giorni prima.
Ci sembrava che fosse passato un secolo dalla partenza.
Poi cominciai a studiare le persone: erano per lo più coppie, fidanzati o sposati, molto giovani e molto abbronzati. Le donne, come sempre quando vanno nei luoghi esotici, avevano le treccette. Gli uomini tutti molto modaioli, molto abbronzati, molto tronisti, con camicie sbottonate sul petto e jeans o pantaloni bianchi. Il mio compagno ed io ballammo un pò, ci sedemmo, ci perdemmo per un pò. Qui mi chiesi da quanto tempo non andavo in discoteca: erano anni e mi resi conto che non ne avevo mai avvertito la mancanza. Non ero esattamente a mio agio: mi ci muovevo goffamente dentro e non avevo eccitazioni particolari. Certo dipendeva dalle donne, visto che non ne vedevo alcuna adatta a me e, visto che, per lo più, quasi tutte erano accompagnate mi sentivo un pò in difficoltà. Mi sedetti e aspettai che il mio compagno si aggirasse a suo piacimento.
Dopo un pò tornò e mi raccontò che aveva studiato tutta la situazione, cercando di carpire se ci fosse qualche donna da conoscere. Era però deluso: non che non vi fossero belle ragazze, anzi, tuttaltro, ma non ne aveva vista una da sola. Era tornato con le pive nel sacco, insomma.
La riflessione era che se anche ce ne fosse stata qualcuna disponibile non era dato saperlo in quanto i gruppi che si erano formati nei villaggi non lasciavano spazio all'inserimento di alcun alieno.
Verso le una, in piena serata, decidemmo di tornare, vista anche la camminata che ci aspettava.
Nel viaggio di ritorno decidemmo di non tornare: ci sembrò tutto tempo sprecato!
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