In settembre, l’undici, dopo pranzo stavo organizzando il lavoro delle prove che, di lì a poco, avrei iniziato. Mi trovavo in camera mia alla scrivania immerso negli appunti, quando mia madre mi comunica che alla televisione sta accadendo qualcosa di impressionante. Le domando su quale canale e mi dice su tutti i canali.
Un aereo si era schiantato su una delle torri gemelle, le Twin Towers.
C’ero stato, due anni prima, durante il mio viaggio negli Stati Uniti e ne avevo un ricordo vivido. Mi parve un incidente di enormi proporzioni: forse nel cinema mi era capitato di veder immaginata una cosa del genere e mai mi sarei aspettato di vederlo concretamente. Certo che, atterrando a Hong Kong, mi era venuto in mente che potesse avvenire, ma giusto là e non certo a New York, visto dove era posizionato l’aeroporto.
Così mentre le voci concitate dei commentatori raccontavano le immagini d’incendio, si fa largo un secondo aereo ed andò a colpire l’altra torre.
Cosa stava accadendo?
Immediatamente cominciò a farsi limpida l’idea di un attentato terroristico.
Non poteva accadere un incidente due volte di seguito!
Le notizie cominciarono a diventare sempre più pressanti e, mentre le immagini mostravano le colonne di fumo che salivano sempre più cupe dalle fratture create negli edifici, si raccontava di un terzo aereo che si era abbattuto sul Pentagono ed un altro, caduto, dove i dirottatori erano stati combattuti dai passeggeri in volo, probabilmente indirizzato verso la Casa Bianca.
Immediatamente mi tornò a memoria il 1993 e il tentativo di far saltare le Twin Towers minando le fondamenta. Erano l’evidente obbiettivo commerciale da devastare e distruggere. Chi stava attuando il piano aveva come logica conseguenza l’idea di andare a devastare l’economia mondiale.
Ma non solo. Il Pentagono danneggiato ed il tentativo di colpire la Casa Bianca, significavano anche il tentativo di colpire profondamente il cuore degli Stati Uniti, nell’esercito e nelle istituzioni.
Ma le immagini mi destavano la sensazione di non trovarsi di fronte ad una cosa vera. Possibile che la potenza più grande del mondo potesse essere attaccata così violentemente, senza nessuna reazione? Mica mi stavo trovando di fronte ad un terribile scherzo mediatico stile l’invasione radiofonica degli alieni di Orson Wells?
Nel frattempo le immagini delle torri si facevano sempre più critiche. Disperati che preferivano lanciarsi nel vuoto piuttosto che morire tra le fiamme, via vai di pompieri che cercavano di domare i focolai degli incendi, riempivano lo schermo della televisione. Ero ipnotizzato da tanta disperazione.
Ma la devastazione non aveva terminato il proprio corso. Le torri cominciarono a fondersi e sgretolarsi come se fossero state di sabbia e il dramma in atto prese i toni della tragedia dalle dimensioni bibliche.
Non si riusciva a capire quante persone potessero essere rimaste coinvolte in cotanto strazio.
Chi era stato? Non si trattava di un attacco convenzionale, quindi non poteva essere uno stato, una nazione che con questo atto andava a dichiarare una guerra agli Stati Uniti.
La costernazione mi prese in fretta il sistema nervoso.