Appena arrivato mi ritrovai proiettato all’istante nel progetto operettistico.
Era la morale di mio padre che ad ogni mio ritorno, afferma: “queste vacanze saranno finite ora!”. Non ho mai avuto la necessità di periodi di riflessione al rientro, anzi, prima mi getto alle spalle il viaggio meglio è.
Così, mi gettai nel lavoro, sia quello tradizionale e diurno, sia in quello notturno, con passione.
Trovai alcune difficoltà nell’estensione del testo, più che altro determinate da alcune incomprensioni con gli scrittori. Le difficoltà una volta superate, però non lasciarono traccia alcuna nell’elaborazione del progetto. Più che altro vi era un po’ di tensione generata dal fatto che quell’annata sarebbe stata l’ultima di una generazione che aveva iniziato il proprio corso nella metà degli anni novanta e che qui lasciava il testimone alla successiva.
Il Principe stesso era una loro emanazione. Quindi c’era da confrontarsi con un senso di “anzianità” e di non abbandono del potere al gruppo successivo.
Questa sensazione di transitorietà era abbastanza tangibile anche a livello cittadino e nazionale.
Nello stesso periodo vi era in corso la campagna elettorale per l’elezione del Sindaco e per le politiche nazionali.
Il Sindaco, che fino a quel momento era stato lo stesso sin dai primi anni novanta, doveva esser cambiato per legge: la nuova leggi sui sindaci prevedeva la rielezione solo per un turno. Così in città si avvertiva che il vecchio sarebbe stato spostato presso una carica bancaria istituzionale ed il ricambio sarebbe dovuto avvenire nel suo entourage.
Ma all’interno del suo partito politico non condividevano gli intenti del sindaco uscente e, all’oscuro di tutti, ne preparavano la trombatura.
Così si addivenne alle elezioni, con un nuovo personaggio, che non nominò l’altro presso l’altra carica istituzionale, ma, in accordo con la dirigenza bancaria, lo fece promuovere da impiegato, quale era precedentemente al suo impegno politico, a super dirigente di una sede di rappresentanza all’estero, con stipendio e benefits da definirsi “importanti”.
Nel frattempo nella città bancaria si avvertiva in termini negativi la trasformazione dei quadri dirigenti avvenuta negli anni immediatamente precedenti con l’acquisizione di una piccola banca del sud Italia, i cui vertici erano andati a stabilirsi al posto dei naturali dipendenti, a causa dei patti di acquisizione.
Il trambusto era notevole. A tutto questo si accoppiava la mai ben sopportata trasformazione della banca da istituto bancario di diritto pubblico in società per azioni, che faceva paventare ai cittadini la perdita della storica impresa cittadina.
In ogni caso la banca si era trasformata e la nuova situazione economica europea faceva balenare scenari di possibili scalate estere. Quindi dal governo centrale, già all’epoca si palesava l’esigenza di fondere la banca con altre, per creare poli inacquisibili. Certe scelte dell’epoca si sono trascinate fino ai giorni nostri e, solo durante l’estate scorsa, i dirigenti hanno rifiutato ufficialmente le scelte di allora.